di Buongiorno Vicenza · Maggio 16, 2025
Il Festival di Cannes 2025 è ufficialmente iniziato e quest’anno il messaggio è chiaro: eleganza, ordine e un tocco di disciplina sono tornati di moda — era ora!
Con un aggiornamento al suo statuto ufficiale, Cannes ha confermato ciò che da tempo si vociferava: niente nudità integrale e addio agli abiti da torta di Cenerentola. I rigorosi gendarmi dello stile francesi hanno detto: “NON, NON, NON!”
Secondo gli organizzatori, il cambiamento non serve a soffocare la creatività, ma a garantire la dignità e il buon funzionamento dell’evento. Lo spirito? Meno strascichi teatrali, più eleganza snella e sofisticata.
Il red carpet resta una vetrina di glamour, ma con nuove regole: niente trasparenze, niente couture ingombranti e — decisamente — niente “incidenti di stile”.
Gli uomini, in particolare, si sono distinti alla serata d’apertura: sartorialità affilata, silhouette audaci e una stravaganza sottile. Niente pavoneggiamenti: lo stile parlava da sé.
Quentin Tarantino, come sempre uomo di spettacolo, ha inaugurato il Festival con un momento che solo lui poteva creare. Salito sul palco del Grand Lumière, ha dichiarato aperta la 78ª edizione… e poi ha lasciato cadere il microfono. Letteralmente.
Un gesto umano, molto tarantiniano, che ha dato il tono a un evento sospeso tra riverenza e ribellione.
E tornando al cuore del festival — il cinema — la programmazione riflette la stessa dualità: rigore estetico e potenza espressiva.
The Phoenician Scheme di Wes Anderson arriva con la sua inconfondibile precisione stilistica, riflessa in un cast vestito con look modulari e a blocchi di colore.
Alpha di Julia Ducournau porta in scena (e sul red carpet) un’energia viscerale e sensuale: seta, pelle e sex appeal hanno dominato la serata.
Eddington di Ari Aster vira verso un minimalismo mistico e quasi monastico, con il cast avvolto in look eterei e rarefatti.
La Petite Dernière di Hafsia Herzi lascia il segno con sobrietà: un look monocromatico scolpito e silenziosamente potente.
The History of Sound di Oliver Hermanus aggiunge un tocco romantico alla Croisette, mentre Nouvelle Vague di Richard Linklater riporta in vita lo spirito frizzante della Riviera: lino, fiori e completi leggeri e giocosi.
Nel cinema politico indiano, Un Simple Accident di Jafar Panahi si presenta con uno stile sobrio ma incisivo: velluto, tonalità profonde e linee nette.
Come sempre, Cannes è più di un festival: è un barometro culturale. E nel 2025, questo significa stile con sostanza.
Non c’è meno spettacolo, c’è solo più pensiero dietro ogni scelta. Dai film alla moda, tutto è costruito per lasciare il segno.
Cannes resta — oggi più che mai — specchio e megafono: per il cinema, per la cultura e per il nostro tempo.
E i film? C’erano, certo. Ma rigorosamente a porte chiuse.
Andare al cinema… potrebbe tornare di moda? Speriamo di sì.




