di Arrigo Abalti · Dicembre 6, 2024
Il Rapporto Censis 2024, con il suo consueto sguardo lucido e spietato, ci restituisce una fotografia dell’Italia che inquieta e interroga. È un Paese che sembra aver adottato la “medietà” come nuova identità nazionale: un equilibrio instabile tra il non cadere rovinosamente e il non spiccare mai il volo. Una vocazione al galleggiamento che, se da un lato ha preservato il Paese da crolli drammatici, dall’altro rischia di imprigionarlo in una spirale di immobilismo e scetticismo.
La “sindrome italiana” individuata dal Censis non risparmia nessuno: è il frutto di una classe dirigente che dirige poco e male, e di una cittadinanza che procede a scatti, guidata da scosse emotive più che da un senso di partecipazione attiva. Il Rapporto ci parla di “sonnambuli”, una definizione coniata già nel 2023, che descrive perfettamente l’atteggiamento di un popolo che si piega sotto il peso delle difficoltà, ma che raramente riesce a rialzarsi con una visione chiara del futuro.
E quando osserviamo il livello locale, Vicenza riflette molte delle dinamiche nazionali descritte dal Censis. La nostra città, nota per la sua bellezza architettonica e il suo dinamismo imprenditoriale, si trova a fare i conti con problemi che sembrano diventati cronici: il calo demografico, la difficoltà nel reperire forza lavoro qualificata e un crescente senso di insicurezza tra i cittadini. Sbandierato da alcuni, ignorato da altri, ma rilevato quotidianamente dai vicentini.
Vicenza è al centro di uno dei grandi paradossi del Rapporto: il record di occupati a livello nazionale si scontra con un mercato del lavoro locale che vede il 45,1% delle posizioni richieste dalle imprese difficilmente reperibili. La città, con il suo tessuto imprenditoriale spesso all’avanguardia, paga il prezzo di un sistema scolastico che non forma adeguatamente e di un welfare locale sempre più sotto pressione.
Ma il dato più preoccupante che emerge dal Rapporto è lo scetticismo diffuso verso le democrazie liberali e le istituzioni europee. Se il 68,5% degli italiani ritiene che le democrazie non funzionino più, e il 71,4% prevede il crollo dell’Unione Europea senza riforme radicali, questi sentimenti sono percepibili anche nel territorio vicentino. La sfiducia verso le istituzioni si traduce in astensionismo elettorale e in un progressivo disimpegno civico, fenomeni già evidenti nelle ultime tornate amministrative.
Un altro aspetto che il Censis evidenzia con forza è l’esplosione del mercato della sicurezza. Anche a Vicenza, il numero crescente di sistemi di allarme installati e la proliferazione di iniziative per garantire una maggiore protezione domestica sono un segnale di una percezione di insicurezza che non trova riscontro nei dati reali sui reati, in calo da anni.
Come scriveva Italo Calvino: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” Questo senso di appartenenza, che dovrebbe essere il motore della ripresa, sembra oggi mancare in larga parte del Paese. Al suo posto troviamo una società che si flette come “legni storti”, per citare il Rapporto, piegandosi ma evitando ammutinamenti o ribellioni.
Il Rapporto Censis è un’analisi, non offre soluzioni, ma spunti preziosi per chi governa a tutti i livelli. La sfida, sia a livello nazionale che locale, è ritrovare una visione capace di coinvolgere e motivare. Come scriveva Albert Camus: “Non si può creare esperienza senza partecipazione attiva, senza condivisione.” E se Vicenza vuole davvero rappresentare un modello, non può limitarsi a seguire il ritmo della “medietà”. Deve osare, innovare e coinvolgere la sua comunità, trovando nella bellezza del passato la forza per costruire un futuro migliore.
Riusciremo a farlo? Se si riparte dal basso forse sì, se si riconnette la politica con il territorio e con le persone che pensano con rassegnazione che non cambierà mai nulla. Ma come sottolinea il Censis, la classe dirigente ha il dovere di trarre da questi dati un’indicazione chiara. E questa volta, deve dimostrare di essere all’altezza del compito.



