Consumo di suolo da Black Mirror in Veneto

di Arrigo Abalti · Ottobre 5, 2024

In uno scenario che sembra sempre più simile a un episodio distopico di Black Mirror, la questione del consumo di suolo in Veneto diventa ogni giorno più urgente. La denuncia arriva dall’Ance Veneto, che con una nota preoccupata, tramite il suo presidente Alessandro Gerotto, mette in evidenza una gestione poco attenta del territorio. In una regione che continua a cementificare suolo prezioso, gli investimenti per la salvaguardia ambientale restano drammaticamente bassi. A far riflettere è soprattutto il dato che vede Verona e Vicenza in cima alla lista per il numero di gare appaltate e per gli importi coinvolti, ma con una percentuale irrisoria dedicata alla protezione del territorio. Un futuro incerto e poco sostenibile, degno di una narrazione distopica come quella di The Handmaid’s Tale.

Un allarme ignorato: il suolo consumato cresce, mentre la tutela resta un miraggio

Nel solo ultimo anno, il Veneto ha visto consumarsi 1.026 ettari di nuovo suolo, con un bilancio netto di 739 ettari, dato che si aggiunge a quelli degli anni precedenti. Questo colloca la regione al secondo posto in Italia, subito dopo la Lombardia. Eppure, di fronte a questi numeri, l’investimento in interventi per la salvaguardia del territorio resta drammaticamente basso: solo il 12% del totale appaltato riguarda progetti destinati alla tutela ambientale, un importo che non supera i 30 milioni di euro, appena il 13,5% delle risorse complessive messe in gara.

Una situazione che appare paradossale se si pensa alla crescente attenzione verso le questioni climatiche e ambientali. Come in una puntata di Chernobyl, dove l’inerzia e l’incapacità di prendere decisioni tempestive hanno portato a disastri evitabili, anche qui sembra che si stia ignorando un problema potenzialmente devastante per il futuro della regione.

Vicenza e Verona: tra appalti e strade, la tutela ambientale passa in secondo piano

Vicenza, insieme a Verona, emerge come una delle province con il maggior numero di gare appaltate, e in particolare con una forte concentrazione sulle opere stradali. Questo dato mette in evidenza una priorità distorta: mentre si investe massicciamente in infrastrutture, la tutela del suolo e del territorio passa in secondo piano. I Comuni, già sotto pressione per la gestione di oltre il 60% delle gare, sono costretti a prendere decisioni importanti senza avere risorse e personale sufficienti, come denuncia Gerotto.

Il risultato è un territorio che, anno dopo anno, vede sottratti preziosi ettari di suolo naturale, mentre gli interventi per la sua salvaguardia restano insufficienti. Belluno, unica eccezione tra le province venete, si distingue per un maggior investimento in infrastrutture legate alla protezione del territorio, ma resta un esempio isolato in una regione che sembra aver imboccato una strada sbagliata.

Il prezzo del consumo di suolo: tra cementificazione e demografia in calo

Uno dei dati più preoccupanti riportati da Ance Veneto è il costante aumento del suolo consumato pro capite. Con una flessione demografica sempre più evidente, oggi ogni abitante del Veneto “consuma” circa 449 metri quadri di suolo. Un dato che fa riflettere, soprattutto in una regione che non riesce a invertire il trend del consumo di suolo, nonostante la popolazione stia diminuendo.

Le province di Padova, Verona, Treviso, Venezia e Rovigo si caratterizzano per un’elevata percentuale di risorse investite in edilizia civile e industriale, un dato che evidenzia la continua espansione urbana a scapito delle aree naturali. In particolare, Venezia e Rovigo hanno registrato un terzo delle risorse complessive destinate a nuove costruzioni, relegando le opere di salvaguardia ambientale a una posizione marginale.

Come in un romanzo di Margaret Atwood, dove l’ambiente e le risorse sono costantemente sacrificati in nome di un progresso mal concepito, anche il Veneto sembra seguire un percorso che lo porterà a pagare un prezzo molto alto. Le infrastrutture crescono, le strade si moltiplicano, ma il territorio si riduce, e con esso la possibilità di un futuro sostenibile. Vicenza e Verona, in particolare, sono lo specchio di una regione che si concentra più sull’immediato che su ciò che lascerà alle prossime generazioni.

Sarà sufficiente la denuncia dell’Ance per invertire questa rotta? O il Veneto continuerà a consumare il proprio territorio, come se il terreno su cui camminiamo fosse inesauribile? Come in ogni buon racconto distopico, la soluzione sta nelle mani di chi ha il coraggio di cambiare prima che sia troppo tardi. Ma, al momento, sembra che ci stiamo avvicinando sempre di più a un futuro che potremmo facilmente evitare, se solo scegliessimo di agire diversamente oggi.

Il come non è così difficile, se guardiamo le agende di sindaci e politici locali vediamo programmi ricchi di buone intenzioni, ma quanto a provvedimenti siamo ancora carenti. A Vicenza l’agenda è fatta molto più di titoli che di prescrizioni o provvedimenti. Se ne parla certo, ma in questo scorcio di mandato non si riesce ad andare oltre la sindrome da campagna elettorale permanente che non riesce a permettere la messa a terra di uno straccio di delibera. Intanto il futuro distopico sembra sempre più vicino.

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