di Arrigo Abalti · Ottobre 9, 2026
A Thiene il giornalista Fabio Carraro presenta Ascoltare Thiene e precisa di non essere candidato sindaco (excusatio non petita?). In casa Pd c’è chi dà già per sicuro un sostegno, altri addirittura la regia. Per chiarire basterebbe una riga: sì o no
Venerdì 9 ottobre, ore undici, Sanga Bar del patronato San Gaetano, Thiene. Agli atti: un nome non particolarmente originale ma sicuramente democratico, Ascoltare Thiene; un indirizzo di posta; un numero di WhatsApp; una decina di persone. Al tavolo Fabio Carraro, cinquantasei anni, giornalista professionista, uno che le conferenze stampa è abituato a vederle dal lato delle sedie.
Fin qui il verbale. Poi arriva la notizia, ed è una smentita: «io non sono qui come candidato sindaco». Un’affermazione che assomiglia tanto all’excusatio non petita. Ascoltare Thiene, ha spiegato, non è una lista e nemmeno un movimento: è una campagna di ascolto. Durerà qualche settimana. Se alla fine ci saranno una squadra e un consenso, allora si proporrà. Il copione insomma, è già stato scritto.
Chi ha montato il palco di uno spettacolo conosce la scena. Prima che cominci la serata qualcuno sale, picchietta sul microfono e dice: prova, prova, sa, sa. Non sta parlando. Sta controllando se in fondo si sente. A Thiene la corsa di Carraro è partita così, dalla prova microfono.
Il mestiere c’entra. Da trent’anni, ha detto, fa domande; adesso vuole farle alla sua città e stare a sentire le risposte. È un’idea meno banale di quanto sembri, in una provincia dove il candidato arriva con le risposte già stampate sul pieghevole. È anche un’idea comoda. Chi fa le domande il microfono lo tiene in mano; chi risponde se lo trova puntato addosso. Carraro ha trovato il modo di entrare in politica restando dalla parte dell’impugnatura. Peccato che il candidato più che pensare alle domande dovrebbe dare delle risposte, se poi vogliamo esagerare magari avere delle proposte, un progetto, perfino la parola magica, una visione.
Il Carraro cronista, a una conferenza così, avrebbe alzato la mano due volte. La prima per chiedere: scusi, ma è candidato o no? La seconda per chiedere i nomi di chi lo ha spinto: persone che in città contano, dice lui, e che un nome non ce l’hanno. Quanto ai partiti, non se ne parla prima di qualche settimana. Questa la linea ufficiale.
Solo che i partiti, a quanto pare, ne parlano già. Fuori Thiene, in casa democratica, c’è chi dà per certo che il Pd finisca per sostenerlo. Altri dem ne rivendicano la primogenitura. Sono voci, vengono da una parte in causa e vanno pesate per quello che sono. Ma accanto alla cronaca fa un certo effetto. Giovedì il segretario cittadino Andrea Zorzan ha scritto che il Pd «può avanzare nomi di amministratori competenti» e che cercherà «la miglior sintesi possibile». Venerdì si è presentato un civico che con i partiti, per ora, non vuole parlare. Verità o tattica lo scopriremo solo vivendo.
Il paradosso è tutto qui: il candidato che non è ancora candidato avrebbe già un partito che non è ancora il suo. E la prova microfono, se la voce è fondata, servirebbe a due platee: a sentire se si arriva in fondo alla piazza, e a far sentire a qualcuno in prima fila che l’impianto funziona.
Nel manualetto di campagna elettorale attribuito a Quinto Cicerone, il fratello minore raccomanda a Marco di ripetersi quasi ogni giorno, scendendo al Foro, tre cose: Novus sum, consulatum peto, Roma est. Sono un uomo nuovo, chiedo il consolato, questa è Roma. Carraro la prima e la terza le ha dette bene. È nuovo, e Thiene la conosce: non gli piace sentirla raccontare come una città pericolosa, e i problemi che mette in fila sono quelli veri e poco fotogenici, gli anziani, i fragili, la disabilità, gli stipendi che comprano meno, i negozi. Gli manca la frase di mezzo. Peto: chiedo. E, in una città dove il sindaco uscente ha salutato senza indicare eredi, a chi lo chiedo.
Lui stesso ha detto di temere che Thiene diventi «terreno di scambio politico». Ragione in più per non lasciare che siano gli altri a dire con chi sta. La domanda è semplice e non richiede settimane di ascolto: il Pd lo sostiene, sì o no? Ha promesso che alla fine ascolterà, prima di tutto, la sua coscienza: è la formula che Gigi Marzullo ha reso un rito della notte televisiva, si faccia una domanda e si dia una risposta. Stavolta la domanda è già fatta.
La prova microfono è una cosa seria, ma si fa a sala vuota e dura poco. Poi le sedie si riempiono e dalla terza fila qualcuno la domanda la fa lui. A Thiene la prima è già scritta: con chi? Perché ascoltare una città non è intervistarla: è accettare, a un certo punto, di girare il microfono e rispondere.


