Senza divisa, senza casacca

di Arrigo Abalti · Settembre 26, 2026

Giovanni Scarpellini si candida sindaco di Thiene con la civica «Thiene Sicura». Sulla sicurezza non ha niente da dimostrare; ora deve rivelare la sua idea di città. Il centrodestra, che unito vince e diviso perde, ha davanti un’altra prova. E sullo sfondo resta il silenzio di Michelusi

Sicura. È l’aggettivo che Giovanni Scarpellini ha scelto per la sua lista, e non poteva essere altrimenti. La sicurezza è stata la sua vita professionale: comandante della compagnia dei carabinieri di Thiene, poi della polizia locale dell’Alto Vicentino. Su questo terreno non deve dimostrare niente a nessuno.

Ed è proprio qui che comincia la sfida. La competenza che nessuno discute rischia di diventare una gabbia. Chi ha portato la divisa per tanti anni viene guardato, anche quando se l’è tolta, attraverso la divisa.

Scarpellini l’ha appesa, e ha fatto sapere di non indossare nemmeno una casacca di partito: si presenta civico. Né l’una né l’altra. È una condizione rara e preziosa, a patto che la città veda l’uomo e non l’uniforme rimasta nell’armadio. Solo se passa questo messaggio gli metterà la fascia tricolore.

Ogni campagna elettorale vincente si regge su due gambe. La prima è la forza del candidato sindaco. La seconda è un’idea di città chiara, possibilmente forte, e capace di arrivare agli elettori. La prima gamba Scarpellini ce l’ha: autorevolezza, riconoscibilità, una biografia che parla da sola. La seconda, per ora, non la conosciamo. Forse c’è già, e aspetta solo di essere mostrata. Se c’è una strategia nello staff dell’ex comandante della polizia Municipale, potrebbe essere proprio quella di svelarsi nelle prossime settimane.

Un sindaco, infatti, non è un comandante con più deleghe. Il comandante presidia, il sindaco costruisce. Italo Calvino fa dire a Marco Polo che le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure. Un programma che parla soltanto alle paure costruisce mezza città. Un programma che parla solo di desideri diventa solo racconto o specchietto per le allodole.

Accanto alla sicurezza Scarpellini ha messo l’ambiente e l’urbanistica, e ha detto di non candidarsi per amministrare l’esistente. È un buon inizio. C’è da augurarsi che nelle prossime settimane ci riveli la sua idea non come un elenco di cose da fare, ma come un’idea di futuro. Serve il salto di qualità di cui ha bisogno una città in cerca di senso e di modernità. Thiene non cerca un Maresciallo Rocca che in prima serata risolve il caso. Cerca chi la governi il lunedì mattina, quando non succede niente e bisogna decidere tutto. E, lette in filigrana, le parole di Scarpellini lasciano intendere che lo ha ben chiaro.

Poi c’è l’altra metà della partita, che non dipende da lui. Il centrodestra, quando si presenta unito, vince. Quando si divide, quasi sempre perde. L’ultima lezione è del maggio scorso, ad Arcugnano. Le due liste di area, messe insieme, avrebbero superato il cinquanta per cento senza sforzo (54%). Separate, sono arrivate seconda e terza, e il municipio è andato al civico di centrosinistra Simone Cuomo. A Thiene, nel 2022, il centrodestra arrivò al ballottaggio con Manuel Benetti e lo perse contro Michelusi.

Oggi, per prima, Fratelli d’Italia si è mossa il giorno stesso della candidatura, con un comunicato di sostegno. Nessun altro partito si è pronunciato ufficialmente. Ma è probabile che vedremo le reazioni nei prossimi giorni da Forza Italia, Lega e, udite udite, anche Futuro Nazionale che ha a Thiene un presidio che ha fatto dire a Joe Formaggio che i vannacciani avranno un loro candidato sindaco. Solito film con le necessità della conta tra chi ha più voti invece che la tenuta della coalizione. La competizione interna è un virus per cui non si trova vaccino.

E sullo sfondo resta il silenzio del sindaco uscente. Giampi Michelusi non ha ancora sciolto la riserva, e il dubbio è legittimo. Può essere una strategia per costringere gli avversari, anche interni, a scoprirsi per primi. Oppure può essere un’incertezza vera. Il precedente è vicino: Moreno Marsetti, a Malo, ha tentennato per mesi, o ha fatto finta di tentennare, prima di rompere gli indugi e vincere con tre voti su quattro. Glielo chiederemo.

Il paradosso è tutto qui. Il candidato che ha scelto di non avere una casacca è forse l’unico che può convincere tre partiti a indossarne una sola. Il civismo di solito è il rifugio di chi i partiti non li vuole. A Thiene potrebbe diventare il terreno neutro su cui i partiti smettono di contarsi e cominciano a sommarsi.

Perché questa volta la sicurezza non sarà il tema della campagna: sarà il punto di partenza. E una città non la si conquista spiegandole che cosa la minaccia, ma che cosa potrebbe diventare.

Arrigo Abalti

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