di Redazione · Luglio 9, 2025
Alta formazione, manifattura avanzata, turismo industriale e IA: così le Dolomiti diventano un modello per la nuova economia della conoscenza
Dalle fabbriche delle valli alpine ai laboratori del futuro. Il tessuto imprenditoriale del Bellunese sta vivendo una trasformazione profonda: da distretto industriale tradizionale a ecosistema dell’innovazione. Un percorso non scontato, che parte da un’idea forte: anche un territorio di montagna può diventare piattaforma competitiva per l’economia della conoscenza, se guidato da visione e coraggio.
A raccontarlo è stato Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti, intervenuto alla Camera dei Deputati alla presentazione del libro Innovatori outsider. Nuovi modelli imprenditoriali per il capitalismo italiano (Il Mulino), firmato da Giulio Buciuni, docente al Trinity College di Dublino e neo coordinatore del comitato scientifico della Fondazione Nord Est.
Il cuore del dibattito è stato il concetto di “imprese plug-in”: aziende capaci di innestarsi nei tessuti industriali esistenti, portando soluzioni tecnologiche di frontiera, nuovo know-how e modelli organizzativi inediti. Un cambio di passo che non riguarda solo la produzione, ma abbraccia la formazione superiore, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e persino il turismo industriale.
“Il Bellunese non si limita più a produrre occhiali o elettrodomestici”, ha sottolineato Ferrazzi, “ma vuole diventare un luogo in cui si progetta, si sperimenta e si attraggono talenti. Stiamo investendo in alta formazione e collaborazioni con università internazionali, per trasformare l’intero territorio in un hub montano dell’innovazione industriale”.
Secondo Buciuni, questa trasformazione ha senso solo se sostenuta da una visione territoriale integrata: “Serve un ecosistema capace di attrarre capitale umano, costruire connessioni con la ricerca, valorizzare il genius loci. È nei margini geografici – come le aree montane – che spesso si nasconde il potenziale trasformativo più radicale. Ma serve un cambiamento culturale profondo: smettere di vedere le aree interne come territori da assistere e iniziare a considerarli luoghi da attivare”.
Una visione condivisa anche da Giulia Pastorella, deputata e vicepresidente di Azione, che ha invitato a “non trattare più le aree montane come periferie da sostenere, ma come piattaforme strategiche per una nuova economia della conoscenza diffusa”.
Accanto a loro, nel panel, anche Lorenzo Moretti (Italy Lead di Luhnip e Research Fellow all’EUI) e Pierfrancesco Angeleri, presidente di Assosoftware, che hanno sottolineato il ruolo della digitalizzazione e dei dati come leve per valorizzare anche le economie più distanti dai grandi poli urbani.
Un modello replicabile anche per Vicenza e il Veneto interno?
Il laboratorio bellunese, sostenuto da imprenditori, università e istituzioni locali, propone un modello che potrebbe ispirare altre aree manifatturiere del Veneto, come la Pedemontana vicentina e l’Altopiano. Perché la sfida non è solo innovare l’impresa, ma ripensare il territorio come spazio creativo, dove produzione, cultura e tecnologia convivano in modo sinergico.
E chissà se un giorno, al posto del classico distretto industriale, parleremo di “distretti cognitivi”. Intanto, tra le Dolomiti, il futuro ha già iniziato a prendere forma.
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