Il costruttore di ponti se n’è andato

di Arrigo Abalti · Giugno 8, 2025

Addio a Monsignor Giuseppe Dal Ferro

 

La morte di monsignor Giuseppe Dal Ferro a 93 anni chiude un capitolo importante della storia ecclesiastica e culturale del Veneto. Ma sarebbe riduttivo limitare il ricordo di questo sacerdote all’ambito religioso, perché la sua figura rappresenta qualcosa di più profondo: l’esempio di come si possa servire la società civile partendo dalla fede, senza mai trasformarla in strumento di divisione.

Fondatore dell’Istituto “Rezzara” nel 1964, Dal Ferro ha saputo anticipare i tempi con una lungimiranza che oggi appare quasi profetica. Quando l’educazione permanente era ancora un concetto pioneristico, egli creava una delle prime Università per adulti-anziani d’Italia, intuendo che la formazione non dovesse essere privilegio dell’età giovanile ma diritto di ogni fase della vita. Un’intuizione che ha generato una rete di oltre 30 sedi nel solo Vicentino, dimostrando come le idee giuste, quando radicate nel territorio, sappiano moltiplicarsi e crescere.

Ma è nel campo dell’ecumenismo che monsignor Dal Ferro ha lasciato forse il segno più profondo. Per oltre trent’anni delegato diocesano per il dialogo interreligioso, ha trasformato Vicenza in un laboratorio di convivenza tra diverse confessioni cristiane. In un’epoca in cui il dialogo religioso era spesso visto con sospetto, egli ha costruito ponti là dove altri vedevano solo muri. Il Centro ecumenico Eugenio IV, da lui costituito, ha aperto strade di dialogo che si sono estese ben oltre i confini regionali.

La sua attenzione verso la comunicazione appare oggi di straordinaria attualità. Quando fondò il corso biennale di giornalismo, le università italiane ancora non contemplavano questa disciplina nei loro ordinamenti. Studioso di sociologia e movimenti sociali, Dal Ferro aveva compreso che non basta avere qualcosa da dire: bisogna anche saper comunicare, raggiungere le persone, parlare il loro linguaggio. Una lezione che molti, anche nella Chiesa, stentano ancora ad apprendere.

Docente della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, autore di numerose pubblicazioni, monsignor Dal Ferro incarnava quella figura di intellettuale-pastore che sa coniugare rigore accademico e vicinanza pastorale. Non si è mai chiuso nella torre d’avorio dell’erudizione, ma ha sempre cercato di tradurre il sapere in servizio concreto alla comunità.

In un tempo in cui le istituzioni ecclesiastiche faticano a trovare credibilità presso le nuove generazioni, l’esempio di Dal Ferro indica una strada diversa: quella di chi sa farsi interprete dei bisogni del tempo senza perdere le radici della tradizione. Il suo ecumenismo non nasceva da un generico spirito irenico, ma dalla convinzione profonda che la verità si rafforza nel confronto, non nell’isolamento.

La sua scomparsa impoverisce il panorama culturale veneto, ma il seme da lui piantato continua a germogliare. Le istituzioni che ha fondato, i rapporti ecumenici che ha tessuto, le generazioni di studenti che ha formato rappresentano un patrimonio che va oltre la singola biografia. In un’epoca di polarizzazioni e di muri, monsignor Dal Ferro ci ricorda che è possibile essere profondamente radicati nelle proprie convinzioni senza per questo chiudersi al dialogo.

Il miglior modo per onorarne la memoria è continuare a costruire quei ponti che lui ha iniziato a gettare sessant’anni fa.

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