Il lavoro può cambiare l’umanità

di Simona Siotto · Maggio 1, 2024

“Il lavoro e’ la scala attraverso la quale si esprimono la dignità umana e l’eccellenza creativa”: voglio partire da questa frase, che mi propone il calendario filosofico che tutte le mattine mi dà il benvenuto quando mi siedo alla scrivania, per dare un senso alla giornata di oggi, Primo Maggio, Festa dei Lavoratori.
Si lavora per dovere, si lavora per passione, si lavora per necessita’, si lavora perché’ e’ un diritto farlo.
Nel dialogo tra diritti e doveri e’ costruita la nostra società, in quel continuo equilibrio e riequilibrio tra dimensione personale e dimensione sociale che, affondando le sue radici nel diritto romano e nella dialettica greca, ancora oggi suscita dibattiti, ragionamenti e, ci si augura, riforme e provvedimenti: se giusti e con visione sul futuro ancora meglio.
Celebriamo oggi una Giornata che, anche sul solco del bellissimo art. 4 della Costituzione (eh si, io della nostra Carta Costituzionale sono praticamente innamorata) ricorda le conquiste fatte dai lavoratori e dal mondo del lavoro ma che soprattutto deve ricordare ed incalzare le conquiste che ancora non ci sono, ma che doverosamente non vanno trascurate e non posso essere trascurate: la sicurezza sul lavoro, la dignità salariale, la tutela delle donne e della maternità , ma, soprattutto, il diritto dei giovani ad avere non tanto e non solo un lavoro ma una realizzazione personale e di vita anche attraverso il lavoro.
Perché’ i giovani, quelli volenterosi, quelli creativi, i cittadini del mondo, quelli zaini in spalla e pochi soldi in tasca, ci stanno dicendo che vogliono lavorare ma vogliono anche vedere il mondo, crescere, viaggiare, pensare e respirare, al confronto di una generazione, la mia, che si e’ divisa, e male, tra chi lavora 15 ore al giorno e non basta mai e chi (per fortuna i meno) ha sperato venisse introdotto il reddito di cittadinanza per non fare niente, o guadagnare in nero, e barcamenare il lunario in questo modo.
E su questo dobbiamo interrogarci, andando alla radice della parola “lavoro”: perché’ il termine lavoro semanticamente rimanda al ruolo che una persona svolge, mentre professione definisce il campo nel quale una persona lavora e, pertanto, rimanda, con estrema forza, alla potenzialità di una scelta che e’ prima di tutto una scelta di realizzazione, un’esigenza intima, una spinta culturale, una necessita’ di compimento e completamento.
Ecco, nella dimensione professionale, io credo si debba rivendicare il diritto di ognuno di trovare la propria realizzazione personale, ed al contempo di dovere di contribuire, attraverso quella realizzazione, ad una società migliore e piu’ equilibrata, o, per dirla con le parole del grande imprenditore Olivetti “che giovi ad un nobile scopo”.
Buona Festa dei Lavoratori, ma soprattutto Buona Festa del Lavoro, dei diritti e dei doveri insiti nella dimensione professionale di ognuno di noi: che sia sempre l’umanità a cambiare il mondo del lavoro, e non il mondo del lavoro a cambiare l’umanità stessa.

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