Intensificare gli allevamenti è ecologico ed è determinante per garantire una vita sostenibile

di Redazione · Marzo 2, 2024

Il dott. Francesco Francini: “I dati sulla mortalità cardiovascolare ed oncologica, aggiustati per consumo di calorie, fumo, consumo di alcol, adiposità, dimostrano che il consumo di formaggio riduce del 14% la mortalità oncologica, nonché il rischio cardiovascolare e non aumenta l’infiammazione”

 

“Alcuni recenti studi, rivelano che chi mangia più formaggio ha una mortalità più bassa. I dati sulla mortalità cardiovascolare ed oncologica, aggiustati per consumo di calorie, fumo, consumo di alcol, adiposità, dimostrano che il consumo di formaggio riduce del 14% la mortalità oncologica. Inoltre, il consumo di latte riduce il colesterolo totale e il colesterolo LDL, riduce il rischio cardiovascolare e non aumenta l’infiammazione”. Con queste parole, Francesco Francini, medico nutrizionista, è intervenuto questa mattina in Fiera a Vicenza al convegno promosso da Aia ed Arav con il Dipartimento Dafnae dell’Università di Padova, sul tema “Benessere animale + sostenibilità ambientale: per una filiera lattiero-casearia sinonimo di salubrità alimentare e piaceri della tavola”, nell’ambito di Passione Veneta, concomitante con VicenzAgri.

Il dr. Francini ha anche evidenziato che “le linee guida raccomandano di consumare due/tre razioni di latte o di formaggio al giorno. Il latte è uno degli alimenti che apporta più iodio, fondamentale a contrastare l’ipotiroidismo. Altrettanto prezioso è il contenuto di proteine, che sono di ottima qualità e si posizionano al primo posto nella classifica dell’assimilabilità, seguite da quelle di carne di maiale, uovo bollito e carne bovina. Il latte è stato sottoposto ad una forte campagna diffamatoria, che va contro una corretta informazione. Contiene, ad esempio dei grassi particolari e molto importanti, tra cui l’acido butirrico, che svolge un’azione antinfiammatoria, di prevenzione del diabete ed utile al corretto funzionamento dell’intestino”.

Dopo il saluto introduttivo del presidente di Arav, Floriano De Franceschi, l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, ha spiegato che “appoggiare l’attività di Arav significa garantire al consumatore alimenti sani e sostenibili. Un lavoro importante anche sul fronte del miglioramento genetico delle razze. La ricerca e l’innovazione, infatti, sono fondamentali per avere allevamenti più efficienti. Sul tema della riduzione degli antibiotici, come ho detto al ministro, credo ci debba essere un ripensamento. Il Veneto è la prima regione al mondo in questo ambito, ma per accedere al premio non si può considerare la mediana regionale, perché nel caso nostro questo livello è già molto basso”.

L’ha chiaramente evidenziato il prof. Massimo De Marchi del Dipartimento Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova: “megli anni ’70 era sufficiente produrre latte, tante proteine e grassi, mentre nel tempo abbiamo iniziato a lavorare sulla conformazione, la longevità degli animali ed altri aspetti che fanno più riferimento alla vacca. Nei progetti di miglioramento genetico portati avanti negli ultimi sette anni in Veneto si è riusciti a incidere su particolari caratteri delle vacche. In particolare, nel 2021 abbiamo lavorato sulla resilienza, per limitare il consumo di antibiotico. Sempre nello stesso anno, abbiamo esaminato la presenza di iodio nel latte e, nel 2022, è stata studiata la chetosi nella vacca da latte e, per la prima volta, nel panorama internazionale studiato il colostro, mentre nel 2023 è stato preso in esame lo stress da caldo. C’è un forte collegamento fra tecnologia e genetica ed il Veneto è un ottimo laboratorio, che produce tanta innovazione. Oggi serve formazione per mettere in atto tutta questa innovazione, nonché tanta informazione nei confronti del consumatore”.

Concetti su cui ha posto l’accento anche il dr. Luigi Bertocchi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lombardia ed Emilia Romagna, che ha evidenziato come “meno di un europeo su dieci non è mai venuto a contatto con un allevamento di animali da reddito, ma lo stesso numero di persone ritiene importante proteggere il benessere animale. E sei europei su dieci sono disposti a pagare di più i prodotti, potendo ricavare informazioni utili attraverso l’etichettatura. Dobbiamo convincerci che il nostro mondo è e sarà sempre più influenzato dall’elaborazione dei dati, che sono moltissimi e vanno digitalizzati per trarne delle conclusioni. Tutto questo è Classyform, un contenitore di raccolta di tantissimi dati uniformi, che vengono elaborati sulla base di algoritmi previsti dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare e dall’Agenzia europea per il controllo del farmaco.

Nel corso del partecipato convegno, moderato dal direttore di Arav, Walter Luchetta, è stato posto sul tavolo anche l’importante tema delle emissioni ambientali. Ed il prof. Giuseppe Pulina del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, dati alla mano, ha definitivamente scagionato il mondo allevatoriale dalle colpe che gli vengono attribuite. “L’agricoltura, per quanto concerne le emissioni, impatta per il 7,2%, mentre la zootecnia per il 5,6%. E con questi numeri viene garantita la sopravvivenza, quindi il cibo, a tutto il mondo. La Fao ci dice che intensificare l’allevamento è ecologico – ha spiegato Pulina – in quanto più produciamo, meno impattiamo. L’agricoltura, poi, è uno dei pochi sistemi rigenerativi, poiché mette in circolo i materiali di scarto. Intensivizzare l’allevamento guardando alla genetica è meglio, perché consente di avere vacche che emettono meno metano, migliorando la tecnologia di alimentazione è possibile ridurre del 10-20% le emissioni di metano e, se il cambiamento diventa progressivo ed accumulativo, si può arrivare oltre il 60%. Progettando il futuro su base digitale, poi, si può ridurre di un ulteriore 2-10% le emissioni. Analogo ragionamento vale per le emissioni di ammoniaca. Tutto ciò senza considerare il sequestro di anidride carbonica operato da alcune colture agricole, in particolare il mais granella, frumento, soia e girasole”.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate al vicepresidente di Aia, Claudio Destro, che ha evidenziato come “in Veneto Arav ha saputo realizzare una straordinaria coesione tra allevatori, mondo delle cooperative e la politica attiva e fattiva. Questa è la politica che ci piace e ci serve, anche se non è ovunque così. Dobbiamo ricordare, infine, che il benessere ha sempre abitato in casa nostra, perché bisogna essere scellerati a maltrattare degli animali da reddito. Oggi dobbiamo lavorare seriamente per trasmettere la chiara immagine di ciò che ogni giorno facciamo nei nostri allevamenti, evidenziando che la sostenibilità dev’essere anzitutto economica, quindi ambientale e sociale.

Domani proseguirà “Passione Veneta”, la due giorni realizzata da Arav in collaborazione con Lattebusche, Caseificio Sociale Ponte di Barbarano, Latteria Soligo, Latterie Vicentine, La Garronese Veneta, Consorzio Grana Padano, Consorzio Formaggio Asiago Dop ed Unicredit, in cui si alterneranno la mostra mercato dei formaggi ed eccellenze venete, le eccellenze dell’agricoltura contadina con il mercato di Campagna Amica Vicenza. E, per intrattenere famiglie e bambini, all’insegna della biodiversità e dell’agricoltura circolare, i laboratori didattici per famiglie. Dalle 9 alle 18, al padiglione 6 di Fiera di Vicenza sbarcherà la Fattoria di Italialleva, con esposizione delle razze bovine: Burlina, Frisona, Jersey, Pezzata Rossa, Rendena, Angus, Limousine e Wagyu; ovicaprine: Alpagota, Foza, Lacaune e Camosciata delle Alpi, nonché gli Alpaca, l’Asino Amiatino e Mini pony.

Alle ore 11.00, in Sala Tiziano – Fiera di Vicenza, infine, Arav consegnerà un esclusivo riconoscimento agli allevatori che si sono distinti in termini di risultati dei controlli funzionali 2023.

 

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]