La città che non si muove

di Redazione · Ottobre 25, 2025

Soraris si fonde con AVA, mentre il Capoluogo perde punti nella classifica di Legambiente

 

Mentre mezzo Vicentino si fonde, si aggrega, pianifica e costruisce nuovi poli industriali dei rifiuti, Vicenza perde dieci posizioni nella classifica ambientale di Legambiente. Non un dettaglio statistico: è il simbolo plastico — e un po’ tossico — di una città ferma, che da capitale della provincia è scivolata a fanalino del cambiamento.

Gli altri fanno i piani industriali, Vicenza fa i comunicati stampa. Gli altri disegnano società pubbliche con governance moderne, la città capoluogo continua a discutere di raccolta differenziata come se fosse il ’98.

E mentre ad Arzignano e Schio si costruiscono piattaforme ambientali per gestire il futuro, a Vicenza si misurano i metri di verde per abitante. Che è un po’ come vantarsi del colore delle pareti mentre la casa prende fuoco. Nel rapporto Ecosistema Urbano 2025, Vicenza scende al 61° posto: aria migliorata, ma traffico, rifiuti e mobilità restano indietro. Tradotto: qualche pannicello caldo sull’inquinamento, zero visione strategica.

La presidente di Legambiente Dovigo lo dice chiaramente: «Servono politiche più coraggiose, concretezza su economia circolare e rifiuti». Ma a Palazzo Trissino la parola “economia circolare” suona ancora come un corso facoltativo di fisica quantistica.

Intanto gli altri corrono. Ava e Soraris si fondono, creando Viambiente: un colosso da 73 Comuni che sposterà il baricentro della gestione ambientale a Schio. E Vicenza? Non pervenuta. Poltrona vuota, voce spenta.

La città che doveva guidare il processo di integrazione del ciclo rifiuti ora ne subisce le conseguenze, come l’alunno distratto che copia i compiti all’ultimo minuto. Eppure, il segnale è chiaro: chi non progetta resta indietro. La transizione ecologica non perdona le città indecise, e Vicenza — che pure avrebbe competenze, storia e mezzi — oggi è l’unica a non avere un piano industriale del ciclo rifiuti.

La politica si limita a “tempi di riflessione”, “passaggi tecnici”, “confronti con le partecipate”. Frasi da conferenza stampa, non da governo del territorio. Il risultato è un capoluogo che perde peso nelle classifiche e potere nei tavoli decisionali. Schio guida la nuova geografia ambientale del Vicentino. Vicenza, per ora, guarda da lontano — come chi arriva tardi e trova già sparecchiato.

E allora la domanda è semplice, quasi banale: quando la città capoluogo deciderà di tornare a fare la capitale, invece che la comparsa?

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]