IL VICENTINO DOC

di Arrigo Abalti · Marzo 7, 2026

Vicenza scopre di essere straniera a se stessa. Un consigliere di maggioranza porta i dati. La maggioranza porta la Platinum card

 

Esiste un momento preciso in cui la politica italiana rivela la sua vera natura: è il momento in cui qualcuno porta i dati. Lì si capisce tutto. I dati sono come quei parenti colti che arrivano a Natale con un libro importante: vengono accolti con calore, messi bene in vista sul tavolo, e dimenticati sotto l’albero fino all’Epifania.
Stefano Dal Pra Caputo — consigliere comunale di maggioranza, si badi, non un oppositore con l’accetta — ha realizzato una ricerca sui luoghi di origine dei 111 mila residenti di Vicenza. Ha scoperto che su due vicentini, uno non è nato a Vicenza. Che Napoli batte Bassano del Grappa. Che la Romania supera Verona. Che Palermo è infilata tra Montecchio Maggiore e Sandrigo come se fosse sempre stata lì, che in fondo è sempre stata lì. Ha portato tutto questo alla sua giunta con la diligenza di Virgilio che accompagna Dante: ti mostro l’inferno, poi decidi tu cosa farne.
La giunta ha guardato l’inferno e ha proposto la Platinum card per i musei.
È una risposta di una coerenza ammirevole. Hai 2.673 ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, cresciuti nel dialetto veneto, che tirano calci al pallone nelle stesse oratori dei loro compagni e non hanno ancora la cittadinanza? Dagli la card. Entrano gratis alle Gallerie di Palazzo Thiene e il problema identitario si risolve. È la stessa logica con cui si cura una frattura con un cerotto colorato: non guarisce niente, ma almeno fa scena.
L’assessore Nicolai, va riconosciuto, ci prova con l’ottimismo di Forrest Gump. Ha la generosità intellettuale e lo sguardo luminoso di chi è convinto che il masterplan sia davvero la risposta, che il centro giovanile possa fare quello che il Parlamento non ha fatto in trent’anni, che distribuire la Platinum card equivalga a riscrivere lo ius soli. È lo studente che ha sbagliato aula — pensava di iscriversi alle medie, si è ritrovato a difendere la tesi di dottorato — e invece di fuggire resta lì, risoluto, con la sua bella risposta sbagliata.
Il dramma non è Nicolai. Il dramma è che Dal Pra Caputo ha costruito con i numeri l’incipit perfetto di un romanzo su Vicenza — chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo — e la giunta ne ha fatto un comunicato stampa. I dati come specchio, i dati come piattaforma, i dati come punto di partenza per un’idea di città: questa sarebbe la politica. Ma la politica, a Vicenza come altrove, preferisce la Platinum card. Costa meno. Si spiega in tre righe. E soprattutto non obbliga nessuno a rispondere alla domanda vera.
Che poi è sempre la stessa, da Tucidide in poi: cosa vogliamo fare di quello che siamo diventati?
Chiedere che qualcuno in giunta abbia letto Tucidide è, si converrà, eccessivo. Chiedere che abbia letto i dati di Dal Pra Caputo sembrava il minimo. Eppure.​​​​​​​​​​​​​​​​

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