La giunta che verrà: il Veneto tra camici bianchi, avvocati e professionisti della politica

di Arrigo Abalti · Dicembre 12, 2025

Domani alle 11 Alberto Stefani ufficializza la squadra. Alla Sanità il cardiochirurgo Gino Gerosa, Forza Italia scommette sul sindaco-avvocato Roberto Rigoni Stern. Lega e FdI blindano uomini, territori e curriculum.

Alla fine, quando il tempo dei retroscena si avvicina a quello delle firme, la politica smette di parlare per allusioni e inizia a farsi riconoscere dai volti. È il momento in cui il Veneto sta entrando. Domani alle 11 Alberto Stefani presenterà ufficialmente la nuova giunta regionale, ma la fotografia è già abbastanza nitida da raccontare una scelta precisa: tenere insieme potere, competenza e controllo politico, senza illusioni e senza troppe concessioni alla fantasia.

Il segnale più forte arriva dalla Sanità, la delega che più di ogni altra definisce una legislatura. Qui il nome che circola non è neutro, né rassicurante nel senso tradizionale del termine. Gino Gerosa non è un politico, non è un mediatore, non è un uomo di partito. È un cardiochirurgo di fama internazionale, professore ordinario all’Università di Padova, direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedale-Università padovana, con una carriera costruita tra sale operatorie, ricerca scientifica e primati clinici. Nato nel 1957, formatosi tra Verona, l’Europa e gli Stati Uniti, Gerosa è uno di quei nomi che nel mondo sanitario non hanno bisogno di presentazioni. Metterlo alla guida della sanità regionale significa una cosa sola: togliere l’alibi alla politica. Se le liste d’attesa restano, se il sistema non regge, non si potrà più dire che mancava la competenza.

Sul versante Forza Italia, la scelta va nella direzione opposta, ma complementare. Roberto Rigoni Stern, sindaco di Asiago dal 2014, avvocato penalista cassazionista, laureato in Giurisprudenza a Trento, è un amministratore che viene dal territorio e non dai palazzi romani. Ha governato una città simbolo dell’Altopiano, ha costruito il suo profilo tra amministrazione locale e professione forense, ed è stato il primo dei non eletti nel Vicentino. La sua eventuale nomina è il classico segnale azzurro: meno ideologia, più rappresentanza istituzionale, con l’idea che l’esperienza amministrativa conti ancora qualcosa.

La Lega, invece, non sperimenta. Consolida. Massimo Bitonci è il prototipo del politico navigato: già sindaco di Padova, parlamentare, sottosegretario, uomo di partito con una lunga biografia istituzionale. Accanto a lui Paola Roma, amministratrice con un forte radicamento nel Trevigiano,  Marco Zecchinato, espressione del Vicentino, volto conosciuto del consiglio regionale e Francesco Calzavara, già assessore al Bilancio uscente. È la Lega che sceglie la continuità, consapevole che il peso elettorale va trasformato in governo quotidiano, non in scommesse.

La partita più politica, però, è quella di Fratelli d’Italia, chiamata a dimostrare di essere forza di governo anche a Venezia. I nomi che circolano non sono comparse. Valeria Mantovan, ex sindaca di Porto Viro, classe 1990,  già assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, è il profilo amministrativo più strutturato del gruppo. Filippo Giacinti, sindaco di Albignasego e primo degli eletti in Veneto per i meloniani, porta in dote consenso e radicamento padovano. Lucas Pavanetto, consigliere regionale veneziano, è uno degli uomini più vicini alla linea politica del partito. Dario Bond, bellunese, ex forzista, è il richiamo a una montagna che Fratelli d’Italia non vuole lasciare ai margini.

Il disegno complessivo è chiaro: una giunta che non cerca l’effetto speciale, ma l’equilibrio. Tecnici dove il rischio è massimo, politici dove serve presidio, territori rappresentati senza troppe concessioni alla geometria. Domani alle 11 Stefani metterà il punto fermo. Poi inizierà la parte più difficile: dimostrare che questa somma di curriculum, carriere e pesi politici è davvero una squadra. Non solo una fotografia ben composta.

Che comunque sara nitida domani mattina.

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