La grande fuga degli infermieri (e il business delle cooperative)

di Redazione · Dicembre 29, 2025

Nursind Vicenza: carenza drammatica di personale, servizi affidati alle cooperative con rischi per la sicurezza. “Tra 2025 e 2029 mancheranno fino a 9mila infermieri in Veneto”

C’è un problema che tutti conoscono, di cui tutti parlano, che tutti riconoscono. Ma che nessuno risolve. Anzi: peggiora. Si chiama carenza di infermieri. E sta diventando un’emergenza nazionale, con conseguenze che vanno ben oltre le statistiche: riguardano la sicurezza dei pazienti, la qualità delle cure, la tenuta stessa del Sistema sanitario.
A lanciare l’allarme – l’ennesimo, ma stavolta con dati ancora più preoccupanti – è Nursind Vicenza, il sindacato delle professioni infermieristiche, che chiude il 2025 con un bilancio in chiaroscuro: buoni risultati sul piano della rappresentanza sindacale, ma crescente preoccupazione per quello che sta accadendo nelle corsie degli ospedali veneti.

I numeri che fanno paura
Partiamo dai numeri, quelli veri, quelli che non lasciano spazio alle interpretazioni. Il segretario provinciale di Nursind, Andrea Gregori, li mette nero su bianco: “La stima da qui al 2029 nella migliore delle ipotesi vede una carenza di circa 3-4mila infermieri in Veneto. Nella peggiore, di 7-9mila”.
Settemila-novemila infermieri che mancheranno all’appello. In una sola regione. Tra meno di quattro anni. Non è uno scenario catastrofista, è una proiezione basata sui dati attuali: pensionamenti, abbandoni della professione, mancanza di nuove leve.
E cosa fa la Regione di fronte a questa emergenza? Affida i servizi alle cooperative. “Le strade intraprese dalla nostra Regione e da altre confinanti, affidando i servizi carenti alle società di cooperative, si sta rivelando assolutamente fallimentare sotto il profilo della sicurezza agli utenti” – denuncia Gregori.

I fatti di cronaca
Non sono parole al vento. I “recenti fatti di cronaca riguardanti le strutture di Padova e Belluno sono allarmanti” – continua il segretario di Nursind – e riguardano proprio il ricorso a personale fornito da cooperative, con problemi di formazione, di sicurezza, di qualità delle prestazioni.
E non è solo il Veneto. Anche a Milano, all’ospedale San Raffaele, è emerso “il ricorso a personale con dubbia preparazione” che “ha coinvolto la professione infermieristica”.
Il meccanismo è semplice, e purtroppo sempre più diffuso: mancano infermieri negli organici pubblici, le Aziende sanitarie non riescono ad assumere (o non vogliono assumere, perché costa), e allora si affida il servizio a cooperative che forniscono personale. Personale che spesso viene pagato meno, ha contratti precari, ha una formazione inadeguata. E il risultato? Rischi per i pazienti.
“Riteniamo che la Regione Veneto debba garantire cure sicure ai propri cittadini” – sottolinea Gregori – “anche intraprendendo altri modi per valorizzare ed attrarre figure professionali indispensabili al sistema, con azioni concrete di valorizzazione delle professioni”.
Azioni concrete. Non promesse. Non piani futuri. Non “dal 2026 in poi”. Adesso.

Il sindacato che cresce
Sul fronte sindacale, Nursind può festeggiare. Le elezioni RSU di aprile scorso e la rilevazione degli iscritti hanno sancito un’ulteriore crescita: +0,54% rispetto al triennio 2022-2024 sul fronte delle deleghe, +0,79% sul fronte dei voti, per una rappresentatività totale dell’11,48% (+0,67%), il secondo miglior risultato della rilevazione nazionale.
A livello provinciale vicentino, Nursind si conferma il primo sindacato per voti ricevuti e deleghe assegnate sia all’Ulss 7 Pedemontana che all’Ulss 8 Berica.
“Le relazioni sindacali in entrambe le aziende si possono attualmente considerare costruttive” – commenta Gregori – anche se resta “la ferma intenzione di vigilare sugli aspetti più critici”.
Sono stati firmati accordi che, grazie all’integrazione dei fondi da parte della Regione Veneto, hanno permesso l’innalzamento delle retribuzioni del personale sanitario. Un risultato concreto, almeno quello.

Il contratto e le battaglie nazionali
A livello nazionale, il 2025 è stato “un anno di proficui risultati” per Nursind, spiega il segretario nazionale Andrea Bottega. “L’attività è stata decisamente intensa”: firma del Contratto collettivo nazionale 2022-2024, elezioni RSU, misurazione della rappresentatività.
“La firma del Ccnl è stata travagliata, per la ferma contrarietà di alcune sigle al testo finale. Nursind, con senso di responsabilità e coerenza, ha deciso sin dall’inizio di sottoscrivere l’intesa, per dare seguito agli incrementi stipendiali e alle modifiche normative, anche in vista di una rapida apertura dei tavoli negoziali per il triennio 2025-2027, prevista tra fine gennaio e i primi di febbraio 2026”.
Il sindacato è stato attivo anche in piazza: a luglio ha organizzato un sit-in davanti al ministero della Salute per chiedere il rinnovo dei contratti della Sanità privata, concluso con un “positivo incontro ministeriale”.
E ha partecipato all’appuntamento della Global Nurses United, che ha riunito i sindacati infermieristici di 35 Paesi per affrontare “il problema mondiale della carenza infermieristica e delle dotazioni organiche”.
Il 2025 si chiude anche con una vittoria contro l’Agenzia delle Entrate: Nursind ha ottenuto la correzione di un “errore interpretativo” del Fisco che avrebbe penalizzato “i professionisti che svolgono straordinario in pronta disponibilità”.

Le sfide del 2026
Ma è il futuro a preoccupare. “Siamo già proiettati al 2026” – conclude Gregori. “Dal punto di vista sindacale ci attendono due sfide importanti: il rinnovo del Contratto nazionale 2025-2027 e l’attuazione delle deleghe previste dal ddl professioni sanitarie”.
E poi c’è la sfida più grande: “La nostra grande preoccupazione, che ormai si trascina da tempo, rimane l’assenza di azioni concrete e veramente efficaci per cercare di risolvere la carenza di infermieri. Quest’anno i nodi verranno al pettine visto che dovrebbero aprire le Case della comunità e il personale non c’è”.
Le Case della comunità: il nuovo modello di assistenza territoriale previsto dal Pnrr, che dovrebbe avvicinare le cure ai cittadini, alleggerire gli ospedali, garantire continuità assistenziale. Bellissimo sulla carta. Peccato che manchi un piccolo dettaglio: gli infermieri che dovrebbero farle funzionare.
E allora cosa succederà? Succederà quello che sta già succedendo: si affideranno i servizi alle cooperative. Con tutti i rischi che questo comporta. Per i pazienti, per la qualità delle cure, per la sicurezza.
Nursind ha un nuovo assessore regionale alla Salute a cui rivolgere le sue istanze: il professor Gino Gerosa, insediatosi da poco. A lui il sindacato “augura un proficuo lavoro, pur nella consapevolezza che la sfida non sarà né semplice né indolore”.
Già. Non sarà né semplice né indolore. Perché quando mancano 7-9mila infermieri, quando le cooperative sostituiscono il pubblico, quando la sicurezza dei pazienti è a rischio, la sfida non è solo difficile. È drammatica.
E servono azioni concrete. Subito. Non dal 2026 in poi.​​​​​​​​​​​​​​​​

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