La mappa che non c’è

di Arrigo Abalti · Agosto 18, 2025

Da oggi in Veneto la mappatura dei nei non rientra più tra le prestazioni garantite dal servizio sanitario pubblico. Un dettaglio, penserà qualcuno: un neo in meno. Ma i dettagli sono quelli che fanno la differenza. Un neo trascurato può diventare un melanoma. E un sistema sanitario che smette di guardare ai nei diventa esso stesso un problema che cresce nell’ombra.

La Regione si difende: «È una scelta nazionale». È lo schema narrativo preferito dell’assessora Lanzarin. Quando c’è un merito, è merito della Regione. Quando c’è una colpa, è colpa di Roma ladrona. Un copione ormai consumato, che non cura le persone ma protegge le poltrone.

Quello che la statista di Rosà fa finta di non sapere è che esistono gli extra LEA, ossia la possibilità di inserire certe prestazioni (come potrebbe essere la mappatura dei nei) nei ticket regionali. Insomma la Regione paga quello che non paga lo Stato. Lo fece il suo predecessore Coletto con le analisi sui PFAS. E’ l’autonomia in versione Lanzarin.

Così la prevenzione diventa un lusso. E il messaggio che passa è chiaro: se hai soldi ti controlli, se non li hai speri. Non è un risparmio, è una lotteria. In un Paese che trova miliardi per bonus effimeri, non si trovano poche risorse per una lente d’ingrandimento. E la Regione del Veneto invece di fare una scelta, dà la colpa allo Stato.

Alla fine resta questo paradosso: in Veneto i nei non li toglie più la sanità pubblica. Per quelli politici, invece, l’asportazione resta gratuita.

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