La Pasqua dem del Grifo

di Arrigo Abalti · Marzo 29, 2026

Otto simboli, due stanze chiuse, una città che aspetta. Il PD in campo a giorni

Nelle campagne elettorali italiane c’è un momento preciso in cui si capisce tutto. Non è quando si annunciano i programmi, non è quando si stringono le mani sui palchi. È quando il campo si definisce. Quando i numeri smettono di essere voci di corridoio e diventano realtà politica. Ad Arzignano, quel momento si avvicina.

Riccardo Masiero ha aperto le porte a chi ha bussato. E molti hanno bussato. Il risultato, a guardarlo dall’esterno, è una coalizione che conta già otto simboli. Otto. Una cifra che dice molto sull’attrazione gravitazionale del candidato, ma che pone una domanda ancora senza risposta: quanti di quegli otto simboli diventeranno altrettante liste? Perché tra un simbolo e una lista c’è di mezzo un’organizzazione, una classe dirigente, un radicamento territoriale. C’è di mezzo la politica vera. E la Bulgaria di Masiero — così la chiamano, con affetto misto a ironia — dovrà prima o poi fare i conti con quella domanda. Costruire largo è un’arte. Governare il largo è un’altra.

Ma il campo non è ancora chiuso.

Mancano all’appello due soggetti. Uno è incerto. L’altro no.
La Lega è l’incognita. Il Carroccio ad Arzignano non è una forza residuale: ha radici, ha elettorato, ha una storia che non si archivia con un comunicato. La domanda, nei prossimi giorni, è se il partito di Salvini si prenderà il passaporto per la Bulgaria di Masiero oppure sceglierà la corsa identitaria — lista autonoma, bandiera alta, scommessa sul proprio perimetro. Non è una scelta solo tattica. È una dichiarazione di cosa vuole essere la Lega arzignanese nel 2026. Chi conosce le geometrie del centrodestra veneto sa che la risposta non è scontata. Il telefono squilla. Nessuno ha ancora risposto.

Il centrosinistra, invece, ci sarà. Questo è dato. Ciò che non è ancora dato è la forma, e la forma in politica non è mai un dettaglio. A quanto risulta, la sinistra arzignanese lavora a una struttura in due liste: una col simbolo dem, una civica di appoggio. Due gambe, perché una sola non basta a camminare in un territorio che ha la memoria lunga e la diffidenza corta.
I nomi circolano, come sempre circolano nelle stanze in cui si deve decidere. Il più pronunciato è quello di Stefano Fracasso. Ex sindaco, nome riconoscibile, profilo che pesa. Ma Fracasso non ha ancora sciolto la riserva su cosa voglia essere: candidato sindaco o capolista. La distinzione non è protocollare — è politica. Essere il nome sulla scheda significa assumersi il rischio della sconfitta in prima persona. Essere capolista significa presidiare il Consiglio, costruire il futuro, giocare lungo. Chi lo conosce sa che la scelta, quando arriverà, non sarà lasciata al caso.
Poi c’è Luca Lazzaroni, figura solida nel perimetro dem. E poi c’è lei: la carta coperta, il nome nuovo, la donna misteriosa su cui vige il più stretto riserbo. La chiamano così nelle conversazioni riservate — “la carta” — e nessuno la nomina ad alta voce, che è il modo migliore per capire che se ne parla moltissimo. L’ipotesi di un nome nuovo, un volto estraneo alle logiche di partito, è quella che stuzzica di più gli strateghi dem. Un candidato civico con copertura politica è la formula che il centrosinistra italiano ha imparato a usare quando sa di non poter vincere con le proprie forze — e quando vuole almeno non perdere per colpa propria.
La consapevolezza di essere minoranza è diffusa, quasi metabolizzata. Ma chi ha attraversato più di un ciclo elettorale sa che la minoranza non è una condanna — è una condizione. E che uno schieramento avversario ancora tutto da amalgamare, con otto simboli in cerca di equilibrio e una lista di diversità tutte da governare, offre spazi che i numeri, da soli, non raccontano.

Prima di Pasqua, a quanto si apprende, il Pd uscirà allo scoperto. La settimana prossima i dem presenteranno la loro proposta. Uova e sorprese, in questo caso, arrivano insieme.
Nel frattempo la città aspetta. Il campo si sta definendo. E quando sarà completo — Lega compresa, in un senso o nell’altro — Arzignano avrà finalmente lo scenario che merita: non una corsa solitaria, ma una partita vera.​​​​​​​​​​​​​​​​

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