di Arrigo Abalti · Marzo 29, 2026
Ora le liste a sostegno di Riccardo Masiero sono otto
Otto è il numero dei pianeti dopo che Plutone è stato declassato — retrocesso, declassato, come un assessore che non ce la fa. Otto è il numero dei tentacoli del polpo, l’animale che vede con la pelle e pensa con le braccia. Otto, in matematica, è l’infinito messo in piedi. E Otto, nella Bibbia, è il giorno che non esiste: il giorno dopo la creazione, il giorno oltre il tempo, il giorno in cui Dio avrebbe dovuto riposarsi ma invece guardò quello che aveva fatto e si chiese se bastava.
Ad Arzignano, otto sono le liste a sostegno di Riccardo Masiero.
Il numero è arrivato ieri, con Nova Repubblica. La porta Davide Lovat — consigliere regionale di Resistere Veneto, intellettuale del venetismo che non ha mai cercato il potere ma ha sempre cercato la verità, il che in politica è la forma più ostinata di inadattabilità. Due lauree, diversi libri, una visione del mondo costruita su Tommaso d’Aquino, sul diritto naturale, sull’autodeterminazione dei popoli. Un uomo che ha sempre abitato i margini non perché non sapesse stare al centro, ma perché del centro non si fidava. Ha detto che la Lega ha inventato la Padania e tradito il Veneto. Ha guardato alla Scozia, alla Catalogna, alla Svizzera — non come mete turistiche ma come argomenti.
Ora è qui, in piazza Marconi, sotto il simbolo di una lista civica, accanto a un candidato sostenuto già da FdI, Forza Italia, Ora Puoi, Liga Veneta Repubblica, Assieme per Arzignano, Masiero Sindaco, Noi Moderati.
Bisogna capire cosa significa.
Non è una domanda retorica. È la domanda. Perché quando un uomo che ha costruito vent’anni di coerenza intellettuale decide di portarla dentro una coalizione di otto — dentro un accampamento dove si sono sistemati, uno accanto all’altro, il partito della Nazione e il partito del Veneto libero, il moderatismo democristiano, il federalismo radicale e il partito liberale di massa, ma anche il salotto progressista di Arzignano — quel momento merita più di una foto e un comunicato stampa.
Napoleone diceva che non bisogna mai attribuire alla malvagità ciò che si può spiegare con la stupidità. Ma c’è un corollario che Napoleone non ha detto, e che la politica insegna ogni giorno: non bisogna mai attribuire alla coerenza ciò che si può spiegare con la necessità di esistere.
Lovat esiste. Resiste Veneto esiste. E in un’elezione comunale, esistere significa trovare una lista, un simbolo, un candidato intorno a cui stare. La domanda non è se Lovat sia sincero — probabilmente lo è, con quella forma di sincerità dura e solitaria che appartiene a chi ha sempre pagato di persona le proprie idee. La domanda è se una coalizione di otto riesca a contenere una voce come la sua senza dissolverla, oppure se Nova Repubblica diventi, nei fatti, solo l’ottavo petalo di un fiore che ha meno profumo ma molti colori.
Arzignano conosce questa storia. L’abbiamo raccontata atto per atto, dall’inizio: una città che ha attraversato il commissariamento, la fine di un’era, il gran rifiuto dell’assessorato regionale della Bevilacqua, e ora questo cantiere di rinascita che rischia di assomigliare, per certi versi, a un mercato delle alleanze più che a un progetto.
Tocqueville, viaggiando nell’America giovane, rimase colpito da una cosa sola: la capacità americana di fare coalizioni enormi, plurali, contraddittorie — e di farle funzionare non grazie a una dottrina comune, ma grazie a un nemico comune. Scrisse che quella democrazia era straordinaria e fragile insieme, perché il giorno in cui il nemico fosse scomparso, la coalizione non avrebbe saputo cosa fare di se stessa.
Arzignano non ha un nemico. Ha un commissario che se ne va e un futuro da costruire.
Otto liste. Un candidato. E una città che aspetta di capire se questa è la stagione della ricostruzione o soltanto la stagione del numero più grande.
Perché l’infinito, messo in piedi, è magnifico.
Ma prima o poi bisogna rimettersi seduti e governare.



