Le Jene del Centrodestra

di Arrigo Abalti · Luglio 9, 2025

Tosi provoca, De Berti e Lanzarin reagiscono con furia. E nella trincea del centrodestra veneto c’è chi sussurra che le due assessore siano i “soldati Ryan” da salvare. Ma da cosa? Da un epilogo in stile Quentin Tarantino

 

Se nel centrodestra veneto c’è ancora qualcuno che coltiva l’illusione di una coalizione compatta, dovrebbe rileggere con attenzione i tre comunicati piovuti oggi pomeriggio dalle rispettive trincee. Flavio Tosi lancia un siluro sulla sanità e sulla Pedemontana; Elisa De Berti e Manuela Lanzarin rispondono con due raffiche difensive che suonano più isteriche che istituzionali. Il risultato? Un botta e risposta che assomiglia sempre meno a una normale dialettica tra alleati e sempre più a una resa dei conti in vista della corsa per la successione a Zaia.

Tosi non si è limitato a criticare: ha puntato direttamente il dito su quelli che definisce i due fallimenti della giunta uscente, entrambi peraltro in capo a due assessore che oggi vengono descritte, anche da chi gli è vicino, come le più esposte della Lega a Palazzo Ferro-Fini.

Sanità e Pedemontana: due parole chiave nel lessico della propaganda zaiana. Ma anche due punti deboli, e Tosi lo sa. È salito in cattedra con la relazione della Corte dei Conti sotto braccio e ha fatto quello che nessuno degli alleati aveva osato: mettere in discussione la narrazione dell’eccellenza veneta. Ha parlato di “voragini nel bilancio” e “liste d’attesa infinite”. Ha sfidato la retorica, ma soprattutto ha colpito dove fa più male: sull’efficienza, il vero collante simbolico del “modello Zaia”.

Le reazioni non si sono fatte attendere. La De Berti, solitamente lucida, ha perso le staffe e ha accusato Tosi di ignoranza o dolo. La Lanzarin ha messo in campo numeri e certificazioni, ma con un tono da resa dei conti. Due comunicati scritti più con la pancia che con la penna.

E qui arriva il vero retroscena, raccontato da un leghista di lungo corso che chiede l’anonimato ma conosce bene gli equilibri interni alla giunta. “In maggioranza, nelle riunioni informali sono state definite i ‘soldati Ryan’. Non perché siano le migliori, ma perché sono quelle da salvare”. Traduzione: sono le due assessore che, agli occhi del Governatore, rischiano di più per come hanno gestito le loro deleghe. Il problema non è solo politico, è anche reputazionale. E dunque devono essere protette, anche a costo di usare la contraerea mediatica contro chiunque le attacchi. Anche se è un alleato.

In questo contesto, Tosi fa il suo lavoro, e lo fa con metodo. Sa che Zaia è in uscita, che FdI è in crescita e che la Lega è in tensione. Sa anche che le vere partite si vincono evidenziando le debolezze degli avversari prima ancora che si candidino ufficialmente. E se i colpi vanno a segno, tanto meglio.

Perché la guerra per il Veneto non è ancora iniziata, ma i colpi a salve sono già finiti. Si spara a pallettoni, anche su quelli che fino a ieri erano compagni di cordata. E la tensione è tale che ogni parola sembra pesata con il bilancino del veleno.

Il paradosso è che le due donne della Lega — Lanzarin e De Berti — sono oggi al tempo stesso i volti istituzionali da difendere e i simboli di un ciclo politico che sembra al tramonto. Ecco perché Tosi insiste proprio lì, dove la corazza è più sottile.

Zaia osserva, tace, e protegge. Ma anche lui sa che non è sicuro di salvare il soldato Ryan all’infinito. Prima o poi la politica presenta il conto. Una scena da epilogo del film di Tarantino, Le Jene. Poi sappiamo com’è finita.

 

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]