di Arrigo Abalti · Luglio 10, 2025
Personale introvabile, liste d’attesa infinite e silenzi istituzionali. Il modello veneto traballa, ma la Regione resta in ritardo. Perché?
Il momento è questo. Non domani, non tra un anno. Ora. Le Residenze Sanitarie Assistenziali del Veneto stanno attraversando una crisi che non riguarda solo i numeri o i budget, ma la tenuta stessa del sistema. Il problema non è la qualità delle strutture, né la volontà degli enti gestori. Il problema è che non si trova più chi ci lavora.
Parliamo di operatori socio-sanitari, infermieri, ausiliari. Figure professionali fondamentali che oggi, in molti casi, non ci sono. E senza le quali, semplicemente, si chiude. Lo ha spiegato con chiarezza Roberto Volpe, Presidente di Uripa Veneto: personale sotto il 15%, assunzioni ferme, ingressi sospesi. Si cercano risorse persino tra chi non ha il titolo. In certi casi si guarda all’estero, con pochi risultati.
Ma la domanda che Volpe non palesa, ma sorge spontanea dalle parole che implicitamente sussurra è, perchè la Regione ha lasciato andare un problema così serio? Manuela Lanzarin, in tutti questi anni da assessore alla Sanità e al Sociale non ha mai varato una strategia complessiva per le case di riposo, e viene, giustamente, da chiedersi perchè. Le ha considerate, al massimo, una periferia del sistema sanitario, un capitolo da gestire a parte, magari con qualche voucher, una delibera tampone, un piano d’emergenza estivo. O c’è altro che non dice?
La risposta non è unica. Ma si può azzardare qualche ipotesi
Uno. Politicamente, le RSA non “pesano”. Non portano consenso, non tagliano nastri. Sono luoghi della fatica e della fragilità, dove non si fa propaganda, ma lavoro di trincea.
Due. L’assessorato ha sempre privilegiato l’ospedalità acuta, il modello dell’eccellenza clinica. Un mondo che si racconta meglio in conferenza stampa, e che produce numeri più spendibili.
Tre. L’assenza di un conflitto forte nel settore: gli enti gestori sono spesso privati accreditati, cooperativi, fondazioni. Realtà che chiedono, protestano, ma raramente rompono il tavolo. E questo consente alla Regione di rimandare.
Ma oggi non si può più rimandare. Perché la situazione è sfuggita di mano. E i vuoti negli organici stanno diventando vuoti nei corridoi delle strutture. Vuoti nei letti. Vuoti nei servizi.
L’illusione del volontariato e il burnout degli operatori
Nel frattempo si spera nei volontari. Nei familiari. In qualche miracolo dell’ultima ora. Ma chi lavora dentro le RSA sa che la verità è un’altra. Un giovane infermiere ha raccontato così la sua esperienza: “Siamo sempre di corsa, sempre in apnea”. E lo stipendio non basta più a coprire il costo psicologico del ruolo. Il sistema sanitario pubblico e quello socioassistenziale oggi hanno due velocità diverse. E quello delle RSA rischia di esplodere.
Il paradosso veneto
Il paradosso è tutto qui: il Veneto ha le strutture, ha la domanda, ha anche i fondi. Eppure non riesce a mettere in moto il meccanismo. La Regione – come testimonia il giudizio della Corte dei Conti – ha risorse in avanzo, ma le spende con parsimonia sulle liste d’attesa, quasi nulla sulle RSA. E mentre i numeri parlano di oltre 10.000 anziani in lista d’attesa per entrare in una casa di riposo, il sistema preferisce raccontarsi come virtuoso. Peccato che la virtù, in certi casi, consista nel non vedere.
Cosa serve subito
Se guardiamo Italia, Germania e Paesi Bassi, sappiamo che un sistema di cura per gli anziani regge su tre pilastri:
- personale motivato,
- governance chiara,
- investimenti mirati e continui.
Serve un piano straordinario regionale per il personale sociosanitario:
- incentivi stabili e non episodici,
- riconoscimento delle professionalità,
- regole più flessibili per assumere e formare,
- apertura ai lavoratori migranti con percorsi di qualificazione rapida.
E serve, soprattutto, che la Regione cambi approccio culturale. Le RSA non sono “problemi” da contenere, ma asset da potenziare in un Paese che invecchia sempre più. L’era dei rinvii è finita. La crisi delle RSA è una delle cartine di tornasole della tenuta del sistema veneto. Ma la domanda resta aperta: perchè in tanti anni non si è intervenuti?



