Masiero, atto VI

di Arrigo Abalti · Marzo 22, 2026

Con sei liste a sostegno la domanda è chi corre contro Masiero?

Capita, nelle campagne elettorali, il momento in cui smetti di seguire la politica e cominci a seguire la fisica. Non contano più i programmi, non contano i comizi, non conta nemmeno chi urla più forte. Conta solo una cosa: dove va la l’onda. E l’onda, ad Arzignano, va in una direzione sola.
Si chiama Riccardo Masiero. E non cambia direzione.
Oggi sono arrivate la quinta e la sesta lista. Liga Veneta Repubblica e la lista civica “Masiero Sindaco” si sono presentate in una sala da pranzo veneta, travi a vista, il Leone di San Marco da una parte e un cerchio giallo dall’altra. Dentro quel cerchio, due parole sole: Masiero Sindaco. Come se non servisse altro. Come se tutti sapessero il destino di questa campagna elettorale.
Prima di loro erano arrivati Fratelli d’Italia, Ora puoi!, Forza Italia, Assieme per Arzignano. Sei liste in totale, in una città di 25mila anime, prima che la campagna elettorale sia formalmente aperta. È un numero che nella storia amministrativa del Vicentino non ha precedenti facilmente rintracciabili. E c’è da scommettere che non sia finita.
Eppure Masiero non ha cominciato da qui. Ha cominciato da molto più in basso — e molto più in alto, allo stesso tempo. Nella lista Bevilacqua del 2024 fu il più votato con 769 preferenze. Non il più famoso. Non il più potente. Il più votato. Che è un’altra cosa, la cosa più difficile da fabbricare in politica perché non si fabbrica: si guadagna un lampione alla volta, una telefonata alla volta, un problema risolto alla volta. Quella cifra racconta un uomo che Arzignano conosce nel senso profondo del termine — non come si conosce una faccia sui manifesti, ma come si conosce qualcuno che c’era quando serviva. Quello che incontri per strada e ti fa sentire al centro della sua attenzione.
Poi Bevilacqua è andata in Regione con 8.425 preferenze — un exploit che nessuno aveva scritto nel copione. Prima di partire però ha riorganizzato la giunta. Masiero non era più vicesindaco: al suo posto, Lucrezia Mecenero.  Un siluramento consumato nella forma quieta che si usa quando si vuole fare una cosa senza doverla spiegare. In politica il modo in cui si viene tolti di mezzo è sempre più eloquente del motivo. Masiero ha compreso il messaggio. Ha ringraziato, ha salutato, e ha aperto il cantiere.
Da quel momento in poi la storia ha preso la forma di una di quelle sequenze cinematografiche in cui i personaggi arrivano uno ad uno nella stessa stanza — e tu già sai come va a finire, ma continui a guardare perché il ritmo è ipnotico.
Restano fuori, per ora, due enigmi. La Lega — il partito che ha costruito Bevilacqua e che con Bevilacqua ha governato Arzignano per anni — pare stia ragionando su un candidato proprio. Orgoglio di partito, o forse calcolo: non vuole dissolversi nella coalizione altrui, non vuole essere la settima lista di qualcun altro. Quello che a dicembre ha accompagnato alla porta. Dall’altra parte, ancora più interessante perché ancora più silenziosa, c’è la voce di un Pd che avrebbe quasi voglia di convergere su Masiero — e che si ferma davanti alla presenza di Fratelli d’Italia come davanti a un semaforo rosso che nessuno ha il coraggio di attraversare in pubblico. Così si tace. Si aspetta. Si osserva.
È il silenzio di chi conosce già la risposta ma non vuole essere il primo a dirla.
Nella foto della presentazione di oggi c’è tutto quello che serve sapere: volti giovani in felpa, volti esperti in giacca, e al centro un uomo con le braccia conserte che non sorride per la telecamera ma per qualcos’altro — per qualcosa che sta guardando e che gli altri ancora non vedono. È l’espressione di chi sa che i conti tornano.
Bruto, nel Giulio Cesare, perde non quando mancano le armi. Perde quando conta i soldati. Ad Arzignano, qualcuno sta contando. E i numeri non mentono.​​​​​​​​​​​​​​​​

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