di Arrigo Abalti · Giugno 3, 2026
Stamattina ho pensato ai miei figli.
Sono nati a Thiene, in un ospedale che non era quello sotto casa. Non mi sono mai lamentato. Fu una scelta scaturita dalla conoscenza con il ginecologo e dalla fiducia in quel reparto nascite.
Adesso chiudono i punti nascita di Valdagno e Castelfranco e c’è già chi grida allo scandalo, alla sanità che si ritira, ai territori abbandonati. Capisco il riflesso. Ma mi chiedo se non stiamo confondendo un diritto — nascere al sicuro — con un’abitudine: nascere vicino a casa.
Duecentoquarantadue parti l’anno a Valdagno. Un ginecologo che fa quella cifra non è un medico in allenamento: è un medico che arrugginisce. La soglia dei 500 non l’ha inventata un burocrate romano per dispetto alla provincia: è il numero sotto il quale le evidenze cliniche dicono che la curva degli errori comincia a salire. È la differenza tra un’équipe che ha visto tutto e una che spera di non vedere niente di complicato.
Noi viviamo in una provincia che ha ancora una rete ospedaliera invidiabile. Vicenza, Arzignano, Bassano, Montecchio, Santorso: nessuno percorre distanze impossibili. E in caso di emergenza ostetrica vera — quella che decide davvero la vita — nessun punto nascita di secondo livello ti salva comunque: ti salva l’elicottero e il centro hub. Che è un altro discorso ancora.
Nel frattempo il Veneto invecchia. I reparti di geriatria sono pieni, le liste per la riabilitazione sono lunghe, i posti letto per la non autosufficienza non bastano mai. Ogni euro che teniamo fermo su un punto nascita a 242 parti è un euro che non va a un ottantenne che aspetta un letto di sollievo.
È aritmetica demografica. È guardare in faccia il Paese che siamo diventati e smettere di amministrare quello che eravamo.
Del resto: quanti di noi hanno scelto dove far nascere i propri figli in base al ginecologo, non all’ospedale sotto casa? I miei due figli sono nati a Thiene, non perché fosse il più vicino, ma perché quel reparto era allora uno dei migliori della provincia. Ho fatto i chilometri. Non me ne pento. Il chilometro in più, quando è una scelta, non spaventa nessuno. Spaventa solo quando lo decidono gli altri.
Forse il punto è proprio questo: non la distanza. Il controllo.
Buongiorno.



