di Buongiorno Vicenza · Luglio 11, 2025
Parigi, luglio 2025 — Se l’Haute Couture è la cattedrale della creatività sartoriale, quest’anno qualcuno ha spalancato i portoni gotici e lasciato entrare i corvi. Letteralmente. Il plumage nero, lucido e teatrale ha invaso le passerelle parigine in un’estetica che mescola il macabro alla magnificenza, il gotico digitale al barocco apocalittico. Qualcosa sta cambiando, e lo si sente in ogni piuma svolazzante e in ogni silhouette disintegrata e ricomposta con chirurgica audacia.
Kim Kardashian, per esempio, ha fatto il suo ingresso non come ospite, ma come protagonista. Sulla passerella di Balenciaga, ha sfilato come un’icona post-umana: stretta in un abito che sembrava più un esoscheletro couture che un capo di moda. La sua presenza ha sancito non solo l’ennesima fusione tra celebrità e couture, ma anche una sorta di cambio di guardia. I volti della cultura pop non sono più decorazioni: ora sono il messaggio.
Il tono è stato dato fin dal primo giorno. Schiaparelli ha evocato un surrealismo crepuscolare, con corpi incapsulati in strutture dorate e occhi che sbucavano da ogni spalla. Margiela, in un colpo da maestro, ha trasformato la sfilata in un rituale urbano post-industriale: neon, pioggia artificiale, passerelle in plexiglass e modelli che sembravano fuggiti da un rave distopico. L’aria era densa di cambiamento, come se la città stessa avesse deciso di reinventarsi attraverso l’Haute Couture.
Questo non è più solo abbigliamento: è un linguaggio. È un grido di trasformazione che riecheggia dalle sale dorate del Grand Palais alle stories di Instagram. Parigi non celebra più soltanto il lusso. Celebra l’inquietudine, la metamorfosi, il passaggio da un’era di idealismo estetico a una più viscerale, decostruita, e, osiamo dirlo, reale.
Che si tratti di piume da corvo o di corsetti traslucidi che giocano con il concetto stesso di corpo, l’Haute Couture parigina ha abbandonato la comfort zone.




