di Arrigo Abalti · Aprile 20, 2025
Serve una resurrezione dello spirito civico: non per calcolo, ma per servizio. Anche a Vicenza e nel Veneto, la politica può ritrovare il suo senso originario.
C’è un filo sottile ma tenace che lega il tempo della Pasqua al tempo della politica. Non quello degli annunci, delle tribune o delle rincorse elettorali, ma quello più profondo, intimo e necessario: il tempo del ritorno. Della rinascita. Della resurrezione, appunto.
In una stagione dove la politica locale – anche nella nostra Vicenza, anche nel Veneto – appare spesso compressa tra l’invettiva e l’abbandono, tra la protesta e l’apatia, il messaggio pasquale offre una traccia di cammino, se non un monito. È un invito a rimettere al centro ciò che conta: la cura della cosa pubblica come atto di generosità. La rappresentanza come servizio. La guida come sobrietà, non come possesso.
Non si tratta di riscoprire una dimensione confessionale della politica. Tutt’altro. Ma di recuperare quello spirito di dedizione che, in fondo, ha sempre attraversato le stagioni migliori della vita democratica. Non si è veri amministratori se non si prova, almeno una volta al giorno, la sensazione scomoda ma necessaria di portare il peso degli altri. Degli ultimi. Degli invisibili. Di chi non grida ma esiste.
A Vicenza, terra di laboriosità e di senso civico, questo discorso non è fuori luogo. Qui la politica ha spesso trovato forme dignitose e sobrie, anche quando il Paese oscillava altrove. Ma da qualche tempo anche qui, nel cuore operoso del Veneto, sembra essersi allentato quel legame tra istituzioni e cittadini, tra parole e fatti, tra consenso e responsabilità.
Forse perché è più facile rincorrere il consenso che costruirlo. Più comodo restare nel recinto delle appartenenze che attraversare le piazze, i mercati, le periferie. Più redditizio curare l’immagine che custodire il silenzio delle scelte difficili.
Ecco, allora, che la Pasqua può ricordarci che la resurrezione, per essere tale, deve passare dalla croce. Dal sacrificio. Dalla fatica. Una politica che risorge è una politica che accetta di piegarsi per servire. Di stare in ascolto. Di dare prima di chiedere.
Non è un discorso per anime belle. È, semmai, il più concreto degli auspici. Perché se non risorge la politica, quella vera, torneranno a dominare i surrogati: la rabbia, il cinismo, l’indifferenza.
Vicenza e il Veneto hanno bisogno di qualcosa di più. Meritiamo tutti una stagione nuova. E ogni stagione nuova comincia da un gesto antico: credere che la politica possa ancora essere un luogo dove la speranza ha cittadinanza.
Non solo a Pasqua. Ma anche da qui in avanti.



