di Arrigo Abalti · Agosto 11, 2025
Tre anni di cali, il Veneto guida la discesa. Dietro le quinte, il rischio di perdere un asset strategico nazionale
La pelle italiana è al terzo inverno. Non cade neve, ma ordini. Il segno meno non si toglie più, come certe macchie da rifinizione. Il 2024 si è chiuso con 4,1 miliardi di fatturato. Meno 4,5%. Meno export. Meno aziende. Meno addetti. Meno tutto. È la stagione del meno, e ogni distretto fa i conti come alla fine di una guerra: chi ha perso clienti, chi commesse, chi fiducia.
In Veneto, dove Arzignano e la Valle del Chiampo sono la Manhattan della pelle, il bilancio è 2,41 miliardi, ma con un -3,9% che si sente in ogni botte. L’arredo crolla, l’auto frena.
Qui Mirko Balsemin, presidente della sezione Concia di Confindustria Vicenza, parla come un generale in ritirata ordinata e strategica: «Siamo in una fase di grande incertezza. Conta perdere il meno possibile. Dobbiamo saper attendere ed essere pronti quando arriverà la ripartenza».
Balsemin sa che nel distretto convivono tre mondi: le concerie dei fondi, quelle di famiglia e il popolo dei terzisti. Tutti con la stessa faccia scura. Dazi, consumi in calo, guerre e campagne che dipingono la pelle come un peccato ecologico. Lui propone la “Land identity”: raccontare la pelle come il vino racconta la collina, farla diventare geografia e orgoglio.
In Toscana, Santa Croce sull’Arno ha i suoi 1,2 miliardi di produzione e un -3,8% che potrebbe peggiorare. Il presidente Riccardo Bandini punta su nuovi mercati e giovani da formare, ma prima bisogna vendere il magazzino pieno per colpa delle grandi firme che hanno alzato i prezzi come se la crisi non esistesse. La Regione, intanto, promette un bando per l’innovazione.
In Campania, a Solofra, il -7,6% è un colpo, ma la pelle ovicaprina piace e tira. Mario De Maio elenca i suoi fiori all’occhiello: sostenibilità, un depuratore che tratta 12mila metri cubi d’acqua al giorno, il nuovo Politecnico del Cuoio. Qui, più che altrove, il lusso del lusso è la tracciabilità.
Il paradosso è che la pelle, primo esempio di economia circolare della storia, oggi deve difendersi da chi la accusa di inquinare.
Balsemin chiude con un’immagine: «I conciatori non mollano e continuano a nutrire il lusso della speranza».
Ma se la speranza non diventa strategia, resterà solo un bel pezzo di pelle lasciato a seccare al sole.
CRONOLOGIA DELLA CRISI CONCIARIA
• 2022 – Primi segnali di calo nella domanda internazionale.
• 2023 – Inizio della discesa strutturale: cali in tutti i principali distretti.
• 2024 – -4,5% a 4,1 miliardi di ricavi; terzo anno consecutivo in negativo.
• 2025 – Stime ancora in ribasso; timida ripresa solo in Campania.
MAPPA DEI CALI NEI DISTRETTI
Veneto – Arzignano, Valle del Chiampo. Mercati in calo: Arredo e automotive. Impatto: Maggiore contrazione a livello nazionale.
Toscana – Santa Croce sull’Arno. Moda e pelletteria. Previsioni 2025: -4%.
Campania – Solofra. Abbigliamento e fashion tradizionale. Prospettive: Leggera ripresa da settembre.
RICAVI E ANDAMENTO
Anno | Ricavi (mld €) | Var. % |
2022 | 4,45 | -1,8% |
2023 | 4,29 | -3,6% |
2024 | 4,10 | -4,5% |
2025* | n.d. | stime in calo |



