Presumibilmente assessore

di Redazione · Ottobre 8, 2025

Una lettera “ufficiale” con un bando che non c’è, una pubblicazione “presumibile” e fondi statali spacciati per regionali. La campagna elettorale si fa anche con la carta intestata

C’è un momento, alla fine di ogni legislatura, in cui la burocrazia regionale si trasforma in ufficio stampa di campagna elettorale. In Veneto, quel momento è arrivato il 7 ottobre 2025, quando l’assessore alla Sanità e ai Servizi Sociali Manuela Lanzarin ha firmato una lettera dal tono istituzionale e dal contenuto elettorale, indirizzata “agli Enti in indirizzo”.

Oggetto: “Bando per il riparto del fondo finalizzato all’installazione di sistemi di videosorveglianza nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità”. Una formula tecnica che, tradotta, suona così: “Ci ricordiamo di voi, anziani e disabili, a quaranta giorni dal voto”. La Lanzarin scrive che la Giunta ha approvato, “su mia proposta”, la deliberazione che dispone la pubblicazione del bando. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il bando – udite udite – non è ancora pubblicato. La lettera infatti precisa che “sarà presumibilmente pubblicato entro il corrente mese”.

Presumibilmente.

Una parola che, in un documento ufficiale, basterebbe da sola a meritare una puntata di “Report”. Come si può “presumere” la pubblicazione di un atto amministrativo? O si pubblica o non si pubblica. Qui invece la certezza è sostituita dalla supposizione. Complimenti per la serietà istituzionale presunta.

Ma l’invito è urgente: i destinatari devono “formalizzare la richiesta” su una piattaforma informatica non meglio identificata. Insomma, si chiede di partecipare a un bando che non c’è, su un portale che nessuno conosce, entro una data che si presume. Nel frattempo, si parla di 6 milioni e 632 mila euro.

Peccato che siano fondi nazionali, stanziati dal Governo Meloni, e non risorse della Regione Veneto. Solo che la lettera, curiosamente, non lo dice. Si ringrazia se stessi, mentre il merito – reale – è di Roma.

Un piccolo caso di appropriazione istituzionale indebita, confezionato con carta intestata regionale. E come in ogni bando che si rispetti, non mancano le zone d’ombra: nessun riferimento ai criteri di selezione, ai tetti di spesa, ai tempi di liquidazione o – dettaglio non trascurabile – alla privacy. Nessuna menzione al GDPR, ai limiti di installazione delle telecamere, alla tutela della dignità degli ospiti. Si parla di videosorveglianza nelle RSA come se fossero parcheggi. Poi arrivano gli anglicismi (“upgrade”) e i refusi terminologici (“RSA per persone con disabilità”), segni di una fretta che non è amministrativa ma politica.

Perché la lettera esce in piena campagna elettorale, e l’effetto è quello del classico spot a circuito chiuso: un “piacere di comunicare” che suona come un “piacere di ricordare chi votare”. Certo, Lanzarin non potrà più sedere in Giunta: i mandati sono finiti. Ma sarà candidata anche solo per il Consiglio perché in fondo, fare la consigliera,  è sempre meglio che lavorare.

Ma il gusto dell’annuncio, quello resta.

E così, tra una lista e un bando “presumibile”, si firma l’ultimo atto utile a mostrarsi presenti. Alla fine, la verità è semplice: le telecamere non servono solo a garantire sicurezza, ma anche visibilità. E se qualcuno deve essere ringraziato, non è Palazzo Balbi, ma Palazzo Chigi.

Da lì arrivano i soldi veri. Il resto è solo, come direbbe l’assessore, presumibilmente propaganda.

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