Pronto, chi sonda?

di Arrigo Abalti · Luglio 2, 2026

Il sondaggio di Demetra in corso in città parla delle prossime Amministrative

 

In questi giorni, all’ora in cui i vicentini si dividono tra la pentola e il telegiornale, squilla il telefono. Prefisso 041, Venezia: già questo insospettisce, perché quando Venezia chiama Vicenza di solito è per chiedere soldi, non opinioni. Invece stavolta una voce gentile della società Demetra vuole sapere tutto: cosa pensi del sindaco Possamai, della sua giunta, dei problemi urgenti della città. Poi arriva la parte da romanzo: viene letto un elenco di nomi — Silvio Giovine, Francesco Rucco, Nicola Piccolo (il presidente di Confcommercio) — e per ciascuno devi dichiarare se lo conosci, se lo voteresti, quanto ti lo ritieni adatto su una scala di quattro gradini, come le previsioni del tempo dei sentimenti: sereno, variabile, nuvoloso, perturbato.

A un certo punto la voce chiede anche quale caratteristica dovrebbe avere il sindaco ideale: competente, deciso, presente, attento ai bisogni. Come al ristorante quando il cameriere elenca i dolci e tu vorresti rispondere «tutti». Perché è chiaro che lo vorremmo competente come un ingegnere, deciso come un arbitro, presente come una suocera e attento ai bisogni come un medico di famiglia di una volta. Il guaio è che dovremo sceglierne una sola, e quella scartata diventerà puntualmente il difetto dell’eletto.

E poi c’è il giallo del mandante. Chi paga? Il centrodestra che scalda i motori, o il centrosinistra che si misura la febbre? Il galateo demoscopico impone il riserbo, ma le domande parlano: di Possamai, della sua giunta, del lavoro di questi tre anni…. la profilazione è minuziosa come un check-up completo, mentre sugli sfidanti ci si limita a tastare il polso. E quando l’esame è così accurato, di solito è il paziente stesso ad averlo prenotato. In fondo ci sta: il giro di boa è passato da sei mesi, e chi si prepara alla sfida del 2028 fa bene a chiedere ai vicentini come hanno trovato il menu, prima che sia il conto a dirlo.

Ma la domanda che meriterebbe un posto nei manuali è l’ultima: Vicenza sta meglio adesso, stava meglio con Rucco, o è uguale? È la domanda che ognuno di noi si fa davanti allo specchio quasi ogni mattina, solo che di solito non c’è un istituto demoscopico a prendere nota. Il sospetto è che la risposta più votata sarà la terza, «uguale», che non è rassegnazione ma realismo veneto: le città, come le persone, cambiano piano, e chi promette rivoluzioni di solito ha appena commissionato un sondaggio per sapere se quella rivoluzione è mai iniziata.

 

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