Regioni inadempienti: i fondi ci sono, le liste d’attesa pure

di Arrigo Abalti · Aprile 16, 2025

Riparte lo scontro tra Governo e Regioni sulle liste d’attesa, ma a Roma è in arrivo un decreto che dovrebbe mettere fuori gioco i governatori

 

La saga delle liste d’attesa nella sanità italiana svela una verità che in pochi hanno il coraggio di ammettere: i soldi ci sono, ma restano incredibilmente fermi nei cassetti regionali. La colpa? Non certo di Roma, che i fondi li ha stanziati, ma delle Regioni che quei fondi non li spendono, preferendo il gioco dello scaricabarile all’azione concreta.

Il ministro Schillaci, esasperato dopo mesi di immobilismo, ha deciso di tirare dritto con un decreto sui poteri sostitutivi che permetta allo Stato centrale di intervenire quando le Regioni, come troppo spesso accade, non fanno il loro dovere. Una mossa necessaria, non un’invasione di campo.

Emblematico il caso del Veneto, blasonata vetrina di efficienza sanitaria. Anche qui, dove la narrazione dell’eccellenza è un mantra, giacciono milioni di euro non spesi specificamente destinati all’abbattimento delle liste d’attesa. E quale è la risposta dell’assessore Lanzarin? Una scrollata di spalle che vale più di mille comunicati stampa.

Il sistema è ormai rodato: le Regioni gridano all’autonomia quando c’è da gestire risorse, ma quando emergono le inefficienze, ecco che la colpa diventa magicamente del Governo. Un teatrino istituzionale perfetto, se non fosse che a pagarne le conseguenze sono i cittadini, costretti a prenotazioni con attese bibliche o, più spesso, a rivolgersi al privato svuotando il portafoglio.

I numeri parlano chiaro: un’indagine del NAS ha certificato che in quasi un’ASL su tre (27%) si verificano “irregolarità gravi”, con agende chiuse e liste di galleggiamento. Non sono opinioni, sono fatti. E di fronte ai fatti, le proteste regionali suonano come la classica arrampicata sugli specchi.

Il decreto sui poteri sostitutivi rappresenta quindi non un sopruso centralista, ma l’ultimo tentativo di rimettere ordine in un sistema dove l’autonomia regionale troppo spesso si è tradotta in irresponsabilità gestionale. Perché la vera invasione di campo è quella che molte Regioni hanno perpetrato nei confronti del diritto alla salute dei cittadini.​​​​​​​​​​​​​​​​

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