Sinistra in panchina, ma separata

di Arrigo Abalti · Luglio 18, 2025

Il miracolo vicentino della coerenza a intermittenza

C’è qualcosa di poeticamente ironico nel vedere le nuove panchine di Campo Marzo a Vicenza. Eleganti, moderne, funzionali. E soprattutto – dettaglio non trascurabile – con posti rigorosamente separati da un pratico bracciolo centrale. Insomma, l’antitesi dell’abbraccio collettivo, l’apoteosi dell’individualismo seduto.
Ora, se sei un turista distratto puoi pensare: “Che bella innovazione urbanistica!” Ma se sei un vicentino con una memoria più lunga di un pesce rosso, probabilmente ti vien da ridere. O da piangere.  Oppure pensi di essere in una realtà parallela in cui Rucco è ancora sindaco con la destra xenofoba. O tutte queste cose, magari seduto comodamente su uno dei due posti separati della panchina.
Perché, in effetti, fino al 2023 – quando a Palazzo Trissino comandava il centrodestra – quelle stesse panchine con divisori erano l’incarnazione del male assoluto. Un simbolo di discriminazione sociale, un attentato alla convivialità urbana, una barriera fisica contro l’inclusione. L’opposizione di centrosinistra aveva gridato allo scandalo con tutto il fervore di chi difende i diritti fondamentali dell’umanità. “Panchine anti-clochard!”, “Discriminazione urbanistica!”, “Vergogna!”.

E adesso?

Adesso che il centrosinistra è passato dall’opposizione alla maggioranza, quelle stesse panchine sono miracolosamente diventate… funzionali. Pratiche. Ragionevoli. Evidentemente il problema non erano i divisori, ma chi li aveva decisi. Una sorta di effetto placebo urbanistico: la stessa medicina che prima faceva male, ora fa bene, dipende tutto da chi la prescrive.
È il fascino della politica locale, dove le idee cambiano colore come un camaleonte sotto i riflettori. Quello che ieri era simbolo di oppressione, oggi è esempio di buona amministrazione. La coerenza, si sa, è sopravvalutata. Meglio l’adattabilità pragmatica, la flessibilità ideologica, la capacità di reinventarsi più velocemente di un influencer in crisi di follower.
Così Campo Marzo si ritrova con le sue panchine del contendere, testimoni silenziose di una città che ha scoperto l’arte dell’amnesia politica. E mentre i vicentini si siedono sui loro posti assegnati, magari si chiederanno se la prossima volta che cambierà la maggioranza, quelle stesse panchine torneranno ad essere strumenti di discriminazione sociale.
Nel frattempo, la sinistra vicentina ha imparato una lezione importante: non è quello che fai, ma quando lo fai. E soprattutto: chi lo fa.
Le panchine separate? Dipende tutto da chi le ha votate. Un capolavoro di relativismo municipale che farebbe invidia ai filosofi postmoderni.
Chissà se qualcuno ha pensato di installare anche una targa commemorativa: “Qui riposa la coerenza politica vicentina. 2023-2023. È stata una bella corsa.“​​​​​​​​​​​​​​​​

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