Superclassifica Show: le discese ardite e le risalite dei servizi a Vicenza

di Arrigo Abalti · Dicembre 18, 2024

Classifiche della qualità della vita: un gioco sterile che racconta poco. E Vicenza?

Ogni anno, puntuali come un rito stanco di fine stagione, arrivano le classifiche della qualità della vita delle province italiane. Pubblicate dai maggiori quotidiani, in primis il Sole 24 Ore, queste graduatorie riempiono per qualche giorno le pagine dei giornali locali, accendendo campanilismi e polemiche a seconda dei risultati, tra trionfalismi di maniera e negazionismi di parte.  Ma cosa ci dicono davvero? E soprattutto, che senso hanno?

Prendiamo la nostra Vicenza, una provincia spesso in bilico tra risalite medio-alte e discese ardite che suscitano più fastidio che reale analisi.
Anche quest’anno, come da copione, il dato è stato accolto da qualche commento soddisfatto o rammaricato: “Stiamo risalendo” o “Meritiamo di più”, magari con riferimenti puntuali a qualche servizio carente o ai problemi di mobilità urbana. Di qualità dell’ambiente, di inquinamento, traffico e, soprattutto, sicurezza percepita o reale.
Ma il punto è un altro: la qualità della vita può davvero essere ridotta a un numeretto?

La questione è universale. Napoli, stabilmente relegata nelle ultime posizioni, è più popolare e visitata che mai, tanto che Erri De Luca l’ha definita “fuori scala, esagerata, per poter essere misurata”. Bergamo, al contrario, quest’anno in vetta, rappresenta davvero l’ideale di città italiana? E per Vicenza, dove un buon risultato viene spesso visto come un vanto, possiamo davvero dire che fotografi la realtà quotidiana dei cittadini?

Tra numeri e percezioni: il caso Vicenza

Il limite principale di queste classifiche è evidente: raccontano un mondo statistico, che poco si adatta alla complessità delle città e delle province. Vicenza, per esempio, può primeggiare in qualche parametro come ricchezza economica o occupazione, ma basta girare tra le strade del centro e della periferia per accorgersi dei nodi irrisolti: il traffico, il caro-affitti, la desertificazione dei negozi storici o la difficoltà dei servizi per anziani e famiglie.

Eppure, i numeri riescono a generare narrazioni distorte e a stimolare polemiche prevedibili.

Da una parte, chi esulta per un avanzamento in classifica – “Vicenza scala posizioni” – dall’altra, le opposizioni pronte ad accusare la giunta di inefficienze. Un balletto retorico che si ripete ogni anno, dove i problemi veri rischiano di passare in secondo piano, mentre l’attenzione si sposta sul dato superficiale. Il solito teatrino. Per chi amministra va tutto bene e i dati lo confermano, per chi sta in opposizione va tutto male. E la signora Maria non crede a nessuna delle due tifoserie perché tanto, lo sa, appunto di tifo si tratta.

Classifiche o chiacchiericcio?

Questi ranking annuali hanno ormai smesso di essere uno strumento utile per chi governa. Piuttosto, sembrano aver assunto il ruolo di generatori automatici di chiacchiere: una provincia festeggia per il miglioramento in “ambiente e sicurezza”, un’altra si rammarica per il calo nelle “attività culturali”. Così anche Vicenza, che magari può vedersi penalizzata per una presunta mancanza di vivacità giovanile, rischia di essere raccontata come un luogo statico, mentre la realtà è più articolata.

La verità è che il benessere di un territorio non può essere ridotto a indici numerici. La qualità della vita è fatta di percezioni, di esperienze individuali e collettive, di cultura e relazioni umane. È quel “sorriso entrando in un negozio” o quella vitalità delle strade che Erri De Luca celebra parlando di Napoli. Ed è forse proprio questo il punto: smettiamo di guardare a queste classifiche come a un oracolo indiscutibile e torniamo a parlare delle persone e delle loro storie.

E Vicenza?

Che sia 15ª, 50ª o 70ª in classifica, poco cambia per chi ogni giorno vive la città e la provincia. I problemi rimangono da affrontare: il calo demografico, i servizi per famiglie e anziani, la sicurezza, il commercio che fatica a resistere. Questi sono i temi su cui misurare la reale qualità della vita a Vicenza, lontano dai numeri e dalle graduatorie che, ogni anno, sembrano servire sempre meno a risolvere i problemi concreti.

Alla fine, forse, anche Vicenza dovrebbe prendere in prestito l’ironia di Erri De Luca e rispondere a queste classifiche con un serafico: “Ma faciteme ‘o piacere”.

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