di Arrigo Abalti · Marzo 1, 2025
Cala la popolazione, cresce il numero degli over 80. È un paradosso che in Veneto si fa sempre più evidente, un fenomeno che racconta una regione longeva ma con sfide davanti a sé che sembrano sfuggire alla programmazione politica. I numeri parlano chiaro: gli ultra80enni, secondo l’elaborazione dello Spi Cgil sui dati Istat, sono oggi 382.906, pari al 7,6% dei residenti. Dieci anni fa, nel 2014, erano 306.202 (il 5,7%): un balzo del 25%, pari a 76.700 ottuagenari in più, mentre la popolazione complessiva perdeva 53.500 abitanti.
A guidare la classifica delle province più “vecchie” c’è Belluno, con quasi 9 over 80 ogni 100 residenti (17.753 in totale), seguita da Venezia (8,6%) e Rovigo (8,5%). Ma è nel Vicentino che si registra l’incremento più significativo rispetto al 2014: un +31% che testimonia come l’invecchiamento stia correndo veloce anche da noi. Scendendo nel dettaglio, è Cibiana di Cadore (Belluno) a vantare il primato regionale: il 15,3% dei suoi abitanti ha superato gli 80 anni. Nel Vicentino, invece, il comune più “giovane” è Gambugliano, dove la percentuale si ferma al 4%, anche se parliamo di una realtà di appena 845 anime.
Massimo Cestaro, della segreteria dello Spi Cgil Veneto, non usa giri di parole: «L’allungamento della vita è una conquista, ma va gestito con interventi seri. La politica, invece, sottovaluta il problema». Le criticità sono sul tavolo: il 40% degli ultra80enni è parzialmente o totalmente non autosufficiente, l’assistenza domiciliare arranca, la solitudine morde soprattutto nelle zone più isolate come il Bellunese, ma anche nelle città dove i negozi di vicinato – un tempo punti di aggregazione – sono sempre meno. «Invecchiare bene è un diritto», insiste Cestaro, «e servono risorse per l’invecchiamento attivo, una sanità territoriale che funzioni e un’attenzione alla transizione tecnologica che rischia di lasciare indietro proprio i più anziani».
Eppure, a un anno dall’approvazione della legge sulla non autosufficienza (11 marzo 2024), poco si è mosso. La “prestazione universale” introdotta dal governo per gli ultra80enni non autosufficienti gravi raggiunge in Veneto appena lo 0,6% dei beneficiari potenziali: una goccia nel mare. «Chiediamo più assistenza domiciliare, più posti nelle case di riposo, il riconoscimento del lavoro di cura – spesso silenzioso e femminile – e presidi come case e ospedali di comunità», rilancia Cestaro. «E poi alfabetizzazione digitale: noi ci proviamo, ma serve che i servizi restino accessibili anche offline, altrimenti isoliamo chi già fatica».
Il Veneto, insomma, invecchia. È una medaglia a due facce: da un lato la soddisfazione di una vita più lunga, dall’altro il peso di un sistema che non sembra pronto. Belluno, Venezia e il nostro Vicentino sono in prima linea in questa rivoluzione demografica. Ma se la politica non si sveglia, a pagare il prezzo saranno proprio loro: i nostri ottuagenari, sempre più numerosi e, troppo spesso, sempre più soli.
Per i dettagli, citofonare ai sindaci, che alla luce di questi dati dovrebbero rivedere le priorità delle loro agende e mettere a terra misure specifiche per la popolazione anziana che è solo destinata a crescere senza protezione.



