di Arrigo Abalti · Marzo 2, 2025
Un assessore assente e un sindaco Indiana Jones
A Vicenza, in questo 2 marzo 2025, si leva una domanda che aleggia come un’eco tra le rive del Bacchiglione: abbiamo ancora un assessore alla cultura?
Ilaria Fantin, accolta con grandi aspettative e annunci di rinascita culturale, sembra svanita nel nulla, lasciando un vuoto che grava come l’umidità negli spazi ipogei di Palazzo Chiericati. Quel problema, tutt’altro che un dettaglio trascurabile, è una ferita visibile: le sale restaurate con tanto clamore rischiano di deteriorarsi nell’indifferenza, senza che dall’assessore arrivi una risposta, un progetto o anche solo un segnale. Silenzio assoluto, si potrebbe dire, se non fosse che persino le tombe risultano più asciutte.
A chi tocca allora intervenire? Al sindaco Giacomo Possamai, che si ritrova a vestire i panni di un Indiana Jones dei Berici, costretto a perlustrare l’Europa alla ricerca di opere d’arte per dar vita a una mostra capace di ridare un po’ di luce a Vicenza, lontana dalle pallide iniziative viste finora. Perché, è evidente, in questi primi due anni di mandato le esposizioni organizzate sono parse poco più che rimedi temporanei: eventi di facciata, sufficienti per un trafiletto sui giornali ma incapaci di emozionare o di richiamare folle. Si è ben distanti da quell’idea di Vicenza come polo culturale di spicco, un riferimento per il Veneto e non solo. Si procede a tentoni, tra impegni sbiaditi e un assessore che appare più un’ombra che una guida.
Nulla di personale, ovviamente. Ma la criticità è conclamata. Eppure Ilaria Fantin vanta un profilo di valore – concertista, esperta di musica classica, figura che dovrebbe conoscere l’arte di toccare le corde giuste, ma finora sembra più abile con lo strumento che con la politica: qui serve visione strategica, pragmatismo, capacità di affrontare le questioni strutturali e di fare di Vicenza un luogo pulsante di cultura, non un reliquiario dimenticato.
L’umidità a Palazzo Chiericati non è una faccenda da lasciare ai tecnici: è l’emblema di un’inerzia che soffoca il patrimonio cittadino. E se il sindaco deve trasformarsi in un commesso viaggiatore per colmare le mancanze della sua assessora, forse qualcosa non funziona nella gestione del settore.
Vicenza ha bisogno di un assessore alla cultura che non si limiti a presenziare a inaugurazioni o a posare per le foto, ma che prenda in mano con decisione le sorti di un ambito cruciale per l’identità e lo sviluppo anche economico della città. Le mostre di peso – quelle che fanno parlare, che attirano turisti, che lasciano il segno – non nascono dal caso: richiedono programmazione, ricerca, ambizione, genio. E i problemi come l’umidità non si possono ignorare: vanno risolti, con competenza e coraggio. Altrimenti, si continuerà a vedere Possamai nei panni dell’esploratore, frusta in mano ma senza un tesoro da proteggere. E la cultura, quella autentica, resterà un sogno lontano, intrappolato tra le mura bagnate di Palazzo Chiericati. Con l’assessore che non c’è e il sindaco che ne fa le veci. Ma non dovrebbe essere il contrario?



