Un nuovo Rinascimento alla vicentina

di Redazione · Agosto 13, 2025

Biblioteca Bertoliana come simbolo della rinascita, ma tra Pfas, traffico, sicurezza peggiorata e buchi di bilancio, la realtà racconta un’altra storia

 

C’è un tratto comune in molti sindaci alla metà del mandato: raccontare la città come se il racconto fosse già realtà. Giacomo Possamai la chiama “Vicenza sbloccata”. La vetrina è la nuova Biblioteca Bertoliana, presentata come “simbolo della rinascita” e finanziata con mutuo e Art Bonus, lo strumento fiscale che esiste da anni ma oggi è venduto come innovazione. Peccato che la data di apertura sia un miraggio e che il rischio sia trasformare l’opera in una sottoscrizione popolare a tempo indeterminato. Date certe non ve ne sono.

Il resto è un elenco che mescola pubblico e privato come se fossero la stessa cosa: la riapertura del cinema Roma, la rigenerazione dell’ex tribunale, una pasticceria in viale San Lazzaro, un parcheggio per residenti. Operazioni decise da investitori e imprenditori, ma incasellate nel bilancio politico della giunta come frutto della “dinamicità” comunale. Quindi il laissez faire è diventata la cifra della politica del Comune? Non era un diritto del privato? Prendiamo appunti.

Gli interventi PNRR? Non sono il frutto di un colpo di reni dell’attuale amministrazione: sono stati ereditati dalla giunta precedente. La sicurezza? Tutto come prima, forse anche peggio. Resta comunque la sensazione che passi avanti non ne siano stati fatti. In questi giorni poi, la città fa i conti con la grana dei Pfas nel cantiere Tav: se ne parlava da aprile, ma la notizia è uscita solo dopo le pressioni di opposizioni di destra e sinistra. E qui si parla di salute, non certo di addobbi natalizi. Il traffico è in costante peggioramento. Nel bilancio comunale mancano 7 milioni di euro a causa del pasticcio con il gestore GPS, un problema noto da due anni e ignorato fino all’emergenza. E l’inquinamento atmosferico? Vicenza è ancora tra le città più inquinate d’Italia.

Eppure, per il sindaco “va tutto bene”. Perché la narrazione è più importante della diagnosi, e perché il racconto di una “città sbloccata” serve più a dare l’idea di movimento che a fotografare il cambiamento reale. La partecipazione poi diventa un altro mantra: consigli di quartiere, bilancio partecipativo, giunta nei centri civici. Nella pratica, decisioni blindate in giunta, mentre ai quartieri si lascia la gestione – forse – di marciapiedi e panchine.

E qui la riflessione si allarga: Vicenza è ferma dai tempi di Hullweck. È ancora quella. Di Variati ricordiamo le mostre in Basilica con Goldin. Di Rucco, la lunga stagione della pandemia e il bottino incassato dal PNRR. Dire oggi che in questi due anni Vicenza “si è sbloccata” perché il sindaco ha trovato privati che investono nelle loro proprietà o perché c’è chi si compra l’ex tribunale è un po’ forte come immagine di città che rinasce. Forse, Giacomo, hai un po’ esagerato.

C’è poi la perla solitaria sui due anni di mandato: l’inaugurazione di una pasticceria inserita come “opera di rigenerazione urbana”. Ma veramente? Se non l’avessimo letto sulla carta intestata del Comune avremmo pensato a uno scherzo. Invece è accaduto. Tapiro d’oro immediato.

Nell’universo narrativo di Possamai, l’ordinario diventa straordinario. Tagliare un nastro, riaprire un locale privato, completare un’opera già finanziata diventano “simboli di rinascita”. Ma la politica è anche misura, e in questo caso la misura è stata superata. Perché una città non si sblocca con una narrazione interpretata bene: o si sblocca nella realtà, o resta ferma, anche se a raccontarla sembra correre. Altrimenti sembra lo spot di Forza Italia del 1994 “Un nuovo miracolo italiano”. Poi quel miracolo non arrivò mai.

 

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