Un palmo di…NAS

di Redazione · Giugno 17, 2025

Controlli Nas in Veneto, il nodo dei gettonisti e le responsabilità del sistema

I controlli dei carabinieri del Nas sui medici a gettone negli ospedali veneti hanno prodotto un quadro che merita attenzione. Su 140 strutture ispezionate, 9 sono risultate irregolari nella gestione del personale ingaggiato in emergenza. Un dato che, inserito nel contesto più ampio della crisi del sistema sanitario regionale e nazionale, solleva questioni che vanno oltre la mera cronaca amministrativa.

I numeri parlano chiaro: in Veneto operano circa 320 medici a gettone che nel 2024 hanno coperto oltre 42.000 turni, di cui 15.500 nei soli Pronto Soccorso. Il 70% di questi servizi è gestito attraverso cooperative, un sistema che ha mostrato le sue criticità proprio nelle verifiche condotte dai carabinieri. Le irregolarità riscontrate riguardano competenze inadeguate rispetto ai reparti di assegnazione, mancato rispetto dei vincoli contrattuali e gestione opaca dei rapporti tra cooperative e strutture pubbliche.

Il fenomeno dei medici gettonisti non è nato nel vuoto. È la conseguenza diretta di una carenza strutturale di personale che il Veneto, come altre regioni, sta affrontando da anni. La mancanza di circa 3.500 specialisti ha costretto le aziende sanitarie a ricorrere massicciamente a soluzioni temporanee che, nel tempo, sono diventate strutturali. I 92 concorsi banditi nel 2023 sono rimasti spesso deserti, evidenziando un problema che non si risolve solo con gli avvisi pubblici.

La reazione dell’assessore regionale Manuela Lanzarin alla richiesta di chiarimenti sui ritardi nelle liste d’attesa – “Ci mandino quella relazione” – fotografa un aspetto significativo della questione. Il rapporto tra controlli esterni e governance regionale della sanità rivela una dinamica che va analizzata. Da un lato i Nas che accertano irregolarità, dall’altro l’amministrazione regionale che gestisce un sistema complesso dove emergenza e programmazione si intrecciano quotidianamente.

Il piano regionale per sostituire gradualmente i gettonisti con contratti diretti rappresenta un tentativo di correzione del sistema. L’obiettivo di reclutare quasi 500 medici tramite avvisi diretti, con tariffe che vanno dai 60 ai 100 euro l’ora, indica la volontà di superare il ricorso alle cooperative. Tuttavia, resta da verificare se questa strategia sarà sufficiente a colmare il gap esistente e se riuscirà ad attrarre professionisti che oggi preferiscono formule contrattuali più vantaggiose.

La questione tocca un nodo centrale del sistema sanitario pubblico: il rapporto tra efficienza, controllo e sostenibilità economica. I gettonisti costano di più del personale strutturato, ma garantiscono flessibilità in un sistema che deve rispondere a emergenze continue. Le cooperative offrono servizi rapidi ma con minori garanzie di continuità e controllo qualitativo. Il personale dipendente assicura stabilità ma richiede investimenti a lungo termine che spesso le aziende sanitarie faticano a sostenere.

I controlli del Nas hanno il merito di aver messo a fuoco le criticità di un sistema che rischiava di normalizzare l’eccezione. Le 9 strutture irregolari rappresentano una percentuale significativa che segnala la necessità di rafforzare i meccanismi di controllo interno. Non si tratta solo di rispettare le norme amministrative, ma di garantire che la qualità dell’assistenza non venga compromessa dalla gestione d’emergenza del personale.

Il ministro Schillaci, in queste ore,  ha indicato una direzione precisa: utilizzare le risorse destinate ai gettonisti per nuove assunzioni strutturali. Una strategia che richiede coordinamento tra governo centrale e Regioni, investimenti nella formazione specialistica e miglioramento delle condizioni di lavoro nel servizio pubblico.

La sfida è complessa e richiede tempi adeguati. Nel frattempo, è necessario che i controlli vengano rafforzati e che le istituzioni regionali collaborino attivamente con gli organi ispettivi. La trasparenza nella gestione del personale sanitario non è un optional, ma una condizione essenziale per mantenere la fiducia dei cittadini nel servizio pubblico.

I controlli del Nas hanno sollevato il coperchio su un problema noto da tempo. Sarebbe stato meglio se la politica, che governa la sanità del Veneto, fosse arrivata prima dei Carabinieri, ma quello sarebbe un mondo perfetto.

 

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