di Arrigo Abalti · Giugno 17, 2025
Il ministro agli Stati Generali della Prevenzione: “Le professionalità esistono, devono rientrare nel Ssn dalla porta principale”
NAPOLI – La resa dei conti è arrivata. Dal palco degli Stati Generali della Prevenzione, l’evento che ha chiuso ieri a Napoli con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sferrato l’attacco definitivo al sistema dei medici gettonisti: “Ciò che viene speso per i gettonisti può essere usato per fare assunzioni”.
Una dichiarazione che suona come un ultimatum, lanciata nel momento più delicato per la sanità italiana. Il 31 luglio rappresenterà infatti uno spartiacque epocale: da quella data, in base al decreto ministeriale del 17 giugno 2024, non potranno più essere rinnovati i contratti dei medici gettonisti nelle forme attuali. È la fine di un’epoca che ha trasformato molti ospedali italiani in agenzie interinali della medicina.
“Vogliamo continuare ad assicurare servizi importanti come il Pronto Soccorso, ma dobbiamo dare un messaggio chiaro: i gettonisti non possono essere l’unica risposta del Ssn, soprattutto nei reparti di emergenza”, ha martellato Schillaci davanti alla platea napoletana. Parole che chiudono definitivamente con la politica degli ultimi anni, quella delle toppe e dei palliativi.
Ma è la seconda parte del ragionamento del ministro quella che fa più riflettere: “Le professionalità ci sono. Se tanti giovani scelgono di fare i gettonisti, sono convinto che in altre condizioni rientrerebbero nel Ssn dalla porta principale”. Tradotto: non è che mancano i medici, è che preferiscono fare i mercenari del camice bianco perché conviene di più.
Ed è qui che emerge il paradosso tutto italiano della sanità pubblica. Mentre da una parte si grida alla carenza di medici, dall’altra assistiamo a un esodo di massa verso il lavoro a gettone. Il motivo è semplice come un conto della spesa: i gettonisti “guadagnano fino al 30% di più rispetto ai dipendenti del servizio sanitario nazionale e ottengono condizioni di vita e di lavoro migliori”, come denuncia da tempo l’Anaa-Assomed, il sindacato dei medici dirigenti del Ssn.
Un sistema perverso che ha creato una vera e propria fuga dal servizio pubblico. Molte strutture sanitarie “sono costrette ad affidarsi a sanitari che si sono licenziati da altri ospedali per darsi alla libera professione”. In pratica, lo stesso medico che ieri lavorava come dipendente pubblico, oggi torna nello stesso ospedale come gettonista, guadagnando il doppio per lo stesso lavoro.
L’idea di Schillaci di reinvestire i fondi risparmiati dalla riduzione dei gettonisti in nuove assunzioni ha trovato immediato sostegno sindacale. “Riteniamo percorribile la possibilità di utilizzare le ingenti risorse destinate finora ai gettonisti per potenziare gli organici”, ha commentato Gianluca Giuliano, segretario nazionale dell’Ugl.
Tuttavia, le preoccupazioni per il post-31 luglio non mancano. Diverse associazioni di categoria temono un collasso immediato dei servizi. Secondo il sindacato dei medici dirigenti, “asl e ospedali senza gettonisti dovrebbero altrimenti issare bandiera bianca”. Una profezia catastrofista che il ministero respinge, ma che fotografa la dipendenza patologica dal sistema dei gettoni sviluppata da molte strutture sanitarie.
Schillaci sa bene che la partita si gioca sul territorio: “Ora dobbiamo capire la situazione con le Regioni”. Il dialogo con i governatori sarà cruciale, perché molte Regioni si sono abituate a usare i gettonisti come valvola di sfogo per tamponare le carenze croniche di personale.
La scommessa del ministro è che eliminando la concorrenza sleale dei gettonisti, molti medici torneranno nel servizio pubblico. Ma per riuscirci dovrà convincere le Regioni a investire davvero nelle assunzioni stabili, migliorare le condizioni di lavoro e rendere appetibile la carriera nel servizio pubblico.
Il countdown è iniziato: mancano poco più di quaranta giorni al 31 luglio. Poi sapremo se l’Italia avrà il coraggio di rimettere la sanità pubblica al centro del sistema, o se continuerà a navigare a vista con soluzioni di emergenza che sono diventate la regola



