di Redazione · Giugno 23, 2025
La regione consolida la leadership nel settore lattiero-caseario con produzioni di qualità e innovazione tecnologica
Il Veneto si conferma un pilastro dell’eccellenza agroalimentare italiana, con oltre la metà della produzione lattiera regionale destinata alla realizzazione di formaggi a Denominazione di Origine Protetta. Un primato che testimonia l’impegno costante degli allevatori veneti verso la qualità e l’innovazione del settore.
Numeri in crescita nonostante le sfide
Durante l’assemblea ordinaria dell’Associazione Regionale Allevatori del Veneto (ARAV), il presidente Floriano De Franceschi ha presentato dati incoraggianti: “Il 56,1% della produzione di latte veneto è stata destinata alla produzione di formaggi DOP, registrando un incremento rispetto al 2023”. Un risultato ottenuto grazie al lavoro pluriennale sulla qualità del latte e l’efficienza degli allevamenti, mantenendo sempre alta l’attenzione al benessere animale.
La produzione si concentra geograficamente: il 78% del latte veneto proviene dalle province di Vicenza, Verona e Padova, mentre a livello nazionale quattro regioni producono l’81% del totale, con il 62% concentrato in appena dieci province.
Le minacce del mercato globale
De Franceschi ha però lanciato un allarme sui possibili dazi che potrebbero colpire il made in Italy agroalimentare: “Una reale imposizione di dazi determinerebbe un’ulteriore amplificazione dell’italian sounding negli Stati Uniti, spingendo i consumatori americani verso prodotti più economici, i cosiddetti italian fake”.
Crisi della transumanza e patrimonio bovino
Particolare preoccupazione desta la situazione della transumanza, con oltre quindici malghe rimaste vuote in tutto il Veneto rispetto al 2024. Le cause sono molteplici: mancanza di ricambio generazionale, carenze strutturali, aumento delle quote di affitto e diminuzione dei contributi comunitari, aggravate dall’escalation delle predazioni da parte del lupo.
Critica anche la situazione del patrimonio bovino da carne, con un tasso di autoapprovvigionamento sceso sotto il 40%, perdendo oltre 15 punti percentuali in cinque anni. “Siamo a livelli non sostenibili in termini di sicurezza alimentare nazionale”, sottolinea il presidente ARAV.
L’innovazione genetica e il ricambio generazionale
Il mercato ha risposto puntando sull’incrocio “Beef on dairy” tra bovine da latte e seme di tori da carne, con il Veneto che registra una percentuale media del 28% di incroci già in essere, con il picco del 34% nella provincia di Vicenza.
Incoraggianti i dati sul ricambio generazionale: i Millennials (nati dal 1980 in poi) rappresentano una quota significativa degli allevatori, con il 50% negli allevamenti caprini da latte e il 38,5% nei bovini da latte in provincia di Belluno.
Tecnologia e controllo qualità
La raccolta dati negli allevamenti si rivela fondamentale per il miglioramento genetico e la conservazione della biodiversità. Nel 2024, gli allevamenti controllati hanno rappresentato il 51,1% del totale delle stalle venete, con l’86% dei capi in controllo funzionale e il 69% della produzione lattiera sotto monitoraggio.
Il laboratorio tecnico ARAV, cuore pulsante dell’associazione, ha effettuato nel 2024 ben 821.656 analisi, verificando qualità del latte, idoneità alla caseificazione e sicurezza alimentare per il consumatore finale.
Verso allevamenti sempre più strutturati
Il settore conferma la tendenza verso un numero minore di aziende ma più grandi e tecnologicamente avanzate. Le aziende con più di 100 vacche rappresentano il 33,2% del totale ma allevano il 69,1% degli animali, evidenziando un processo di consolidamento strutturale del comparto.
L’eccellenza veneta nel settore lattiero-caseario si basa così su un equilibrio tra tradizione e innovazione, dove la qualità DOP rappresenta non solo un riconoscimento ma una strategia di sviluppo sostenibile per tutto il territorio regionale.


