Il pronto soccorso come confessionale del sistema sanitario

di Redazione · Ottobre 5, 2025

In Veneto si entra con il codice bianco e si esce con un ticket. Il paziente paga il prezzo di un modello che non filtra più nulla

 

I numeri dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) parlano chiaro: nel 2022 oltre la metà degli accessi ai pronto soccorso del Veneto (54,99%) riguarda codici bianchi, cioè casi non urgenti. Un primato nazionale. La regione che per anni ha sbandierato il suo modello come “il migliore d’Italia” si ritrova a guidare la classifica di chi cerca aiuto nel posto sbagliato. In teoria, quei pazienti dovrebbero essere gestiti dalla medicina territoriale: dal medico di base, dalle medicine di gruppo, dalle case di comunità. In pratica, non trovano nessuno. E allora vanno dove almeno qualcuno li ascolta: al pronto soccorso.

Lì trovano un infermiere che li accoglie, un software che li classifica e, alla fine, un ticket da pagare. È la nuova liturgia della sanità veneta: penitenza, attesa e ricevuta fiscale. I sindacati lo dicono chiaramente: “servono più medici di base”. La Regione risponde: “decide il software”. Come se la crisi della medicina territoriale fosse colpa dell’algoritmo e non dell’amministrazione.

E quando si dice “Regione Veneto” si parla di due nomi che governano la sanità: Manuela Lanzarin, assessora regionale, e Massimo Annichiarico, segretario generale della Sanità, il massimo dirigente del sistema. Lei è la voce politica, lui la mano che firma. Insieme controllano il modello sanitario veneto, anche se in molti — dentro e fuori Palazzo Balbi — sussurrano che sia Annichiarico a dettare la linea, più dell’assessora stessa. Lui parla di “corretta classificazione” e “aderenza ai dati nazionali”. Tutto vero, tutto preciso.

Peccato che, fuori dalle sue tabelle, la realtà non segua i protocolli: le liste d’attesa si allungano, i medici di base spariscono e i cittadini finiscono per trasformare il pronto soccorso in uno sportello sociale. Nel frattempo, i veneti pagano due volte: con le tasse e con i ticket. E la “prossimità” tanto sbandierata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza resta confinata ai bandi e ai rendering. Le case di comunità sono promesse in cantiere, la telemedicina vive di slide, e la rete territoriale è diventata un eufemismo per dire che il paziente deve arrangiarsi.

Il pronto soccorso, nel Veneto delle eccellenze, è oggi il confessionale del sistema sanitario. Si entra per essere ascoltati, non per essere curati. E chi resta in piedi ad aspettare non sa se verrà chiamato dal medico o dall’operatore che chiede di pagare il ticket.

Alla fine resta un paradosso: in Veneto, la sanità funziona perfettamente nei comunicati stampa e nei grafici di performance, ma non nella vita quotidiana. Perché un sistema che ha due registi — Lanzarin e Annichiarico — rischia di diventare una fiction: ben scritta, ma sempre più lontana dal paziente reale.

E il vero codice bianco, forse, è quello della politica: quello di chi continua a non vedere il problema.

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