Zona Cesarini. Il piano di Giorgia per spiazzare la Lega

di Redazione · Ottobre 5, 2025

Regionali Veneto, dentro il centrodestra si gioca una partita di nervi. Fratelli d’Italia prepara il colpo di scena, la Lega teme la beffa finale

 

In Veneto si vota il 23 e 24 novembre, ma la partita è già finita: vince Giorgia Meloni. Solo che deve ancora decidere chi scende in campo.

La Lega, intanto, è sul pullman che aspetta l’allenatore che non arriva. Alberto Stefani scalda i muscoli, credeva di avere la fascia da capitano, ma Fratelli d’Italia sta giocando d’astuzia: tirarla lunga, tirarla fino alla zona Cesarini, per beffare il Carroccio all’ultima curva. E calare l’asso del proprio uomo, Raffaele Speranzon o Luca De Carlo.

A Pontida i leghisti avevano giurato di avere il dopo-Zaia in tasca. Stefani, giovane, zelante, uomo del segretario e della linea Salvini, era il nome scritto sull’erba verde del prato padano. Ma la Meloni, che in Veneto ha preso il 37,5% alle Europee contro il 13% del Carroccio, si è messa comoda. Prima le Marche, poi la Calabria, poi la Toscana: ogni scusa è buona per non dire “Stefani”.

E più aspetta, più la Lega si logora.

“Il pallone entra quando Dio vuole”, ha detto Luca De Carlo, senatore e coordinatore veneto di Fratelli d’Italia. Traduzione: entra quando decide Giorgia. Da Roma i segnali arrivano chiari e telegrafici. Adolfo Urso scandisce: «Fratelli d’Italia è il primo partito, il candidato spetta a noi». Francesco Lollobrigida cita il codice delle elezioni: «La legge prevede che si presenti il candidato il giorno in cui si presentano le liste». In pratica: teniamo la Lega col fiato sospeso fino all’ultimo respiro.

Nel Carroccio, dove il respiro politico è in affanno, la voce che gira è una sola: “Ci vogliono fregare all’ultima curva”. Forse è vero. Perché se il candidato verrà annunciato solo alla scadenza, la Lega non avrà più tempo per organizzare la fuga: niente piano B, niente lista Zaia, niente ribellione civica. Solo la resa. E una foto con la Meloni che sorride.

Forza Italia, in tutto questo, fa da spalla: in Veneto si chiama Flavio Tosi, e se c’è da mettere in difficoltà la Lega, lui è già pronto con la cravatta stirata. Zaia osserva, Salvini ingoia, Stefani tace.

E Giorgia – con la calma di chi sa di vincere – aspetta il fischio finale.

In politica, la zona Cesarini non è l’ultimo minuto. È il momento in cui capisci che hai corso tutta la partita per niente, e che a segnare sarà sempre lei. Perché il potere, in Italia, non si conquista al 90°. Si conquista quando gli altri sono già sotto la doccia.

E allora mettiamoci comodi pure noi, il nome del candidato presidente arriverà l’ultimo giorno utile. In zona Cesarini appunto.

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