La paura che non vota più

di Redazione · Novembre 7, 2025

C’è una parola che la sinistra continua a trattare come una vergogna e la destra come un mestiere: sicurezza

 

Eppure è solo un bisogno. Antico, umano, elementare. Marco Minniti — uno dei pochi, a sinistra, che seppe capirlo — provò a dire che la paura non è di destra, è di chi la prova. Fu isolato. Oggi quella lezione torna d’attualità, ma da un’altra parte del campo: non più come intuizione, ma come accusa.

L’ultimo rapporto del Sole 24 Ore, l’Indice della Criminalità 2025, racconta un’Italia che non si sente al sicuro. I reati aumentano: rapine, furti, truffe, violenze. Milano, Roma, Firenze e Venezia guidano la classifica, ma anche il Veneto — che per anni ha fatto della sicurezza una bandiera — mostra crepe.

Vicenza, una provincia operosa e un tempo considerata “tranquilla”, oggi è 51ª in Italia, con oltre 27mila denunce in un anno. E nella classifica delle frodi informatiche sale al 20° posto nazionale: un segnale che il crimine si è spostato dallo scassinatore di serrature al ladro di identità digitali.

È un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Perché la sicurezza non è un argomento da talk show, è una condizione di vita.

E mentre la sinistra si vergogna a parlarne e la destra la riduce a propaganda, il cittadino resta solo, con la sua paura. La sicurezza non si promette, si costruisce. Con più uomini nelle strade, con più luce nelle piazze, con la certezza che chi sbaglia paghi e chi denuncia venga ascoltato. Con uno Stato che faccia lo Stato, e non il commentatore.

Adesso tocca alla politica — tutta.

Ai sindaci, che devono mettere la sicurezza dei cittadini al primo posto delle loro agende, farne il filtro attraverso cui calare ogni scelta, ogni misura amministrativa. Alle regioni, che devono aiutare i territori a essere più sicuri e pensare un po’ meno alla vetrina dei convegni e delle passerelle. Che assumano la postura dell’istituzione e non dell’influencer.

E allo Stato, che deve mandare più agenti e meno comunicati.

Perché più che una posa — da una parte e dall’altra — la sicurezza dovrebbe tornare a essere una scelta. Una scelta di responsabilità, di civiltà e di rispetto.

Perché un Paese che non garantisce sicurezza non è un Paese libero: è solo un Paese che ha paura di dirlo.

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