Tifo da stadio su Bramezza

di Arrigo Abalti · Febbraio 18, 2026

Ma i sindaci del Distretto 2 smentiscono Schio

 

La sindaca di Schio, Cristina Marigo, manifesta pubblicamente il proprio sostegno al Direttore generale dell’Ulss7, Carlo Bramezza, proprio mentre la Regione è impegnata nella valutazione dei direttori generali. È il momento più delicato dell’anno sanitario: si tirano le somme, si misurano risultati, si decide chi resta e chi no.

Fin qui, legittimo. Ogni sindaco può esprimere una posizione.

Il cortocircuito nasce quando quel sostegno viene percepito come espressione unitaria del Comitato dei Sindaci del Distretto 2. E allora arriva la presa di distanza, altrettanto pubblica.

A firmarla sono:

  • Marco Guzzonato, sindaco di Marano Vicentino
  • Gianantonio Michelusi, sindaco di Thiene
  • Sandro Maculan, sindaco di Zugliano
  • Andrea Segalla, sindaco di Chiuppano
  • Alessandro Crivellaro, sindaco di Breganze
  • Gianvalerio Piva, sindaco di Valli del Pasubio
  • Alberto Dal Santo, sindaco di Caltrano
  • Loris Dalla Costa, sindaco di Lugo di Vicenza
  • Valentina Maculan, sindaca di Carrè
  • Renato Grotto, sindaco di Piovene Rocchette

Dicono di non aver ricevuto alcuna bozza, di non aver autorizzato un’iniziativa unitaria, di non condividere il metodo. Nel merito, riconoscono miglioramenti all’ospedale di Santorso, ma elencano anche criticità ancora aperte: pronto soccorso sotto pressione, neuropsichiatria infantile fragile, servizi territoriali in affanno, case della comunità che concentrano risorse, anziani che attendono, cittadini che sempre più spesso si rivolgono al privato.

La questione non è personale. È istituzionale.

Siamo nel momento in cui la Regione deve valutare oggettivamente i risultati. È giusto che la decisione spetti a Palazzo Balbi. Ma proprio per questo, forse, i sindaci dovrebbero concentrarsi su ciò che chiedono per il territorio: quali obiettivi non sono stati raggiunti, quali servizi vanno rafforzati, quali indicatori devono migliorare.

Giovanni Sartori scriveva che “la democrazia non è una partita di calcio”. È una frase che oggi suona quasi didascalica, ma resta necessaria. Perché il rischio, in queste ore, è trasformare una valutazione amministrativa in una prova di appartenenza. E la fedeltà, in politica sanitaria, è un concetto scivoloso. Non si dovrebbe essere fedeli alle persone, ma ai risultati.

Un direttore generale non si conferma per acclamazione e non si sostituisce per fischi. Si misura su obiettivi, tempi, performance, qualità dei servizi. Il resto è rumore. Se i sindaci vogliono difendere il proprio territorio, la strada è una sola: pretendere trasparenza sui criteri, chiedere che la Regione motivi le scelte, verificare che gli obiettivi assegnati siano stati davvero centrati. Il tifo scalda gli stadi. La sanità, invece, dovrebbe raffreddare le polemiche e riscaldare i servizi.

E quando in gioco c’è la salute dei cittadini, forse vale la pena ricordare che non si governa con i cori, ma con i numeri.

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