di Redazione · Luglio 16, 2026
Otto strutture, cinque nel Veneziano. Con le tre acquisizioni di luglio, la presenza veneta del gruppo udinese raddoppia quasi di colpo. Prima c’erano cinque strutture, tutte con nomi di santi: San Gabriele a Bovolenta (Padova), San Giuseppe a Follina (Treviso), San Giorgio a Marcon, San Martino a Torre di Mosto e San Sebastiano a Cinto Caomaggiore, queste ultime tre in provincia di Venezia. Ora si aggiungono Ca’ Vio a Cavallino-Treporti (50 posti letto), l’Istituto Padre Pio a Tarzo, nel Trevigiano (113 posti), e la Rsa di Gruaro (120 posti): 283 posti letto in più, che portano il conto regionale a otto strutture — cinque nel Veneziano, due nel Trevigiano, una nel Padovano.
La direzione di marcia si legge sulla cartina. Mettete in fila i comuni: Torre di Mosto, Cinto Caomaggiore, Gruaro, Cavallino-Treporti. È il Veneto orientale — Portogruarese e Basso Piave — la fascia che confina con il Friuli, dove il gruppo ha la casa madre. Gruaro e Cinto Caomaggiore distano tra loro pochi chilometri: lì Sereni Orizzonti ora controlla due strutture quasi confinanti. L’espansione non è un lancio di freccette sulla mappa: è una macchia d’olio che da Udine si allarga verso ovest, comune dopo comune, seguendo la direttrice della bassa pianura. Tarzo, nella Marca, e le storiche Follina e Marcon segnano il secondo asse, quello pedemontano-metropolitano. Manca ancora — per ora — il Veneto occidentale: Verona, Vicenza, Rovigo restano fuori dal perimetro. Ma il gruppo ha messo nero su bianco che il Veneto è tra le regioni della pipeline di nuove costruzioni, insieme a Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli e Sardegna. La macchia è destinata ad allargarsi.
Chi vende, e perché è la vera notizia. Le tre strutture non nascono dal nulla: Ca’ Vio e Tarzo provengono dal portafoglio della milanese Over Spa, Gruaro dalla padovana Codess. Tradotto: due operatori intermedi — uno dei quali veneto, e cooperativo — cedono pezzi al consolidatore friulano. È la fotografia di quello che sta succedendo al mercato regionale delle RSA: un tessuto storicamente fatto di fondazioni, ex IPAB, cooperative sociali e gestori familiari che, tra costi del personale in crescita e rette bloccate, vende ai grandi gruppi. Blasoni lo dichiara senza giri: “faremo anche nuove acquisizioni sul territorio, perché l’eccessiva parcellizzazione del mercato non aiuta lo sviluppo del settore”. La “parcellizzazione” è il modello veneto della gestione locale. Il suo superamento è il piano industriale.
Perché proprio il Veneto. Il paradosso è nei numeri citati dallo stesso fondatore: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto per anziani ogni mille residenti, contro i 3,4 del Sud. Il Nord-Est è già l’area più dotata d’Italia — eppure è qui che si compra. La ragione è demografica ed economica insieme: popolazione tra le più longeve d’Europa, famiglie con capacità di spesa per integrare le rette, e un sistema di accreditamento regionale (le impegnative di residenzialità) che garantisce al gestore un flusso di ricavi pubblici stabile e prevedibile. Per un gruppo che si finanzia con un’emissione obbligazionaria da 150 milioni e operazioni di cartolarizzazione sugli immobili, quella prevedibilità è esattamente ciò che serve a ripagare il debito.
Cosa cambia per il territorio. Le tre strutture ricadono su due aziende sanitarie: la ULSS 4 Veneto Orientale (Gruaro e Cavallino-Treporti) e la ULSS 2 Marca Trevigiana (Tarzo). Per gli ospiti e le famiglie, nell’immediato, cambia la ragione sociale sulla retta; nel medio periodo, i parametri da osservare sono tre. Primo: il personale — con quali contratti verranno assunti o riassorbiti gli operatori, considerato che il gruppo controlla anche una propria agenzia per il lavoro, Work On Time, e quindi può internalizzare il reclutamento nell’intera filiera. Secondo: le rette — se e quanto si muoveranno alla prima revisione annuale. Terzo: i minutaggi di assistenza per ospite, il parametro su cui la Regione vincola l’accreditamento e su cui si gioca la differenza tra una gestione e l’altra. Su 300 milioni di fatturato e 4.000 addetti, il gruppo viaggia a circa 75mila euro di ricavi per dipendente: in un settore dove il lavoro è più di metà dei costi, è lì — nei turni e nelle ore — che si misura la sostenibilità della corsa.
I numeri della presenza veneta (dato da completare: la capienza delle cinque strutture storiche non è indicata nelle fonti pubbliche del gruppo — è la prima richiesta da fare all’ufficio stampa): 8 strutture, 3 province, 283 posti letto solo dalle acquisizioni 2026, due ULSS coinvolte, due venditori (Over Spa e Codess), obiettivo nazionale dichiarato 15mila posti letto entro il 2030.




