True detective

di Redazione · Agosto 27, 2026

L’incarico alla Global Investigazioni di Padova nasce da una delibera del 20 dicembre 2024. Dentro ci sono finiti pedinamenti per assenteismo, verifiche su incarichi privati e perfino il supporto a un recupero crediti per una causa di vent’anni fa. Due persone seguite sono risultate estranee: i loro dossier sono stati distrutti. La relazione è ora sul tavolo della Regione

Sono sette i dossier ad personam che l’Ulss 2 Marca trevigiana ha commissionato nel corso del 2025 a un’agenzia investigativa privata, la Global Investigazioni di Padova. Il costo complessivo dell’appalto è di 158 mila euro. La ricostruzione dà conto di una relazione di circa otto pagine ora all’esame dei vertici regionali.

Da dove nasce l’incarico

La delibera porta la data del 20 dicembre 2024. Istituisce un «servizio a garanzia e tutela del patrimonio aziendale» descritta come «una sorta di contenitore ad alto costo dal quale si è potuto attingere nel corso dell’anno». È una formula che conta più dei singoli casi, perché non individua un obiettivo: apre una linea. E infatti dentro quella linea, oltre ai pedinamenti, è finito anche il supporto investigativo a un’azione milionaria di recupero crediti legata a una causa di quasi vent’anni fa — materia che con la tutela del patrimonio ha a che vedere, ma che con la sorveglianza sui dipendenti non c’entra nulla. Il motivo scatenante era serio. Un’indagine dei Nas di Treviso avviata nel 2023, con 24 indagati fra cui tre dipendenti dell’azienda, ha fatto emergere lo scorso marzo decine di furti di medicinali ad alto costo, trafugati dagli scaffali del Ca’ Foncello e rivenduti al mercato nero. Per tutto il 2024 la carenza di antitumorali è stata una vera emergenza per molti pazienti oncologici trevigiani.

Chi è stato seguito

L’elenco riporta: due farmacisti infedeli, un medico assenteista, una direttrice di distretto giudicata troppo affezionata ai propri incarichi privati, un veterinario abituato a lunghe pause fra un sopralluogo e l’altro. Il modulo compilato chiedeva agli investigatori di «svolgere indagini per documentare attività di assenteismo durante l’orario di lavoro o congedo per malattia»: una richiesta che, sul caso della farmacia, si sovrapponeva al lavoro che i carabinieri stavano già facendo. Alcuni accertamenti hanno avuto seguito. Il veterinario, dopo una diffida, ha rinunciato all’incarico di responsabile. Un medico dell’ospedale di Conegliano che si allontanava dal reparto per commissioni personali — nel pieno dell’emergenza sulle liste d’attesa — è stato sospeso dal servizio e dallo stipendio. La direttrice del distretto di Pieve di Soligo è sospesa da gennaio 2026, accusata di non aver dichiarato attività svolte in libera professione. Va precisato che si tratta di procedimenti disciplinari e di accertamenti interni: nessuna responsabilità è definitivamente accertata, e le persone coinvolte hanno diritto a far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune.

I due casi finiti in niente

Poi ci sono gli altri due, ed è qui che la vicenda smette di essere una questione di gestione e diventa una questione di principio. Un tecnico dello Spisal era stato segnalato per presunte mazzette nei cantieri. Un dirigente dell’area sociosanitaria era accusato di assenteismo: secondo la segnalazione avrebbe rinunciato a un incontro con i sindaci dicendo di dover andare a un funerale, pur risultando in servizio. Nessuna delle due segnalazioni ha trovato riscontro. I pedinamenti, però, ci sono stati, e li ha pagati il servizio sanitario pubblico. I dossier che li riguardano, riferisce il Corriere, sono già stati distrutti.

Nessun passaggio con i sindacati

Sul fronte della riservatezza, la relazione riporta che non c’è stato alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, perché l’incarico era considerato limitato. Sia Francesco Benazzi sia l’attuale direttore generale Giancarlo Bizzarri sostengono che la reputazione dell’azienda, che conta 9.530 dipendenti, non possa essere macchiata da otto casi isolati. È un argomento legittimo sul piano dei numeri. Riguarda però l’esito, non il metodo.

Adesso decide la Regione

La relazione è sul tavolo di Giancarlo Ruscitti, direttore generale dell’area sanità della Regione Veneto. Dovrà valutare due profili: il rispetto delle norme sulla privacy e la coerenza con i criteri di proporzionalità della spesa pubblica. La decisione non riguarderà soltanto Treviso. Perché il punto che i vertici regionali si trovano davanti non è se quei sette accertamenti fossero fondati — due non lo erano, cinque hanno avuto seguito — ma se un’azienda sanitaria pubblica possa dotarsi in via ordinaria di uno strumento del genere, e a quali condizioni. La risposta varrà per tutte le nove Ulss venete.

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