di Redazione · Gennaio 9, 2025
La battaglia delle piccole imprese italiane operanti nel settore della lavorazione dei metalli estrusi ha raggiunto Bruxelles, dove CNA Veneto Ovest, la territoriale di Vicenza e Verona, ha presentato il caso delle aziende locali che lottano contro la concorrenza sleale proveniente dalla Cina. L’obiettivo è ottenere una revisione del regolamento CBAM, il cui avvento è previsto per il 1° gennaio 2026, per contrastare l’ingresso di prodotti finiti cinesi a prezzi drasticamente ridotti.
Secondo quanto riportato da CNA, le 660 imprese veronesi e le 623 vicentine, che rappresentano un totale di 1283 aziende con il 67% a trazione artigiana, si trovano in una situazione critica. Queste imprese importano gran parte delle loro materie prime direttamente dalla Cina, dovendo affrontare dazi antidumping, imposte doganali, e costi aggiuntivi per la conformità e la gestione delle pratiche. Tuttavia, i prodotti finiti cinesi entrano nel mercato UE senza tali oneri, risultando in un prezzo finale dimezzato rispetto ai prodotti locali, pur mantenendo una qualità comparabile.
Alessandro Leone, direttore generale di CNA Veneto Ovest, ha spiegato: “Il risultato è un prezzo finale che, a parità di qualità di prodotto, è esattamente la metà rispetto a quello che può garantire un produttore locale, che però assicura il rispetto delle più severe certificazioni richieste dal mercato. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento CBAM, che imporrà un tributo ambientale sulle materie prime ad alta intensità di carbonio importate in UE, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente per le nostre imprese.”
L’impatto del CBAM sulle imprese italiane
Il regolamento CBAM solleva diverse problematiche che potrebbero danneggiare l’industria europea, in particolare l’esclusione dei prodotti finiti e semilavorati dall’applicazione del tributo ambientale. Questo permette l’importazione di beni finiti da paesi come la Cina, dove i costi di produzione sono inferiori, creando uno squilibrio competitivo. Tale situazione minaccia la filiera italiana, con il rischio di deindustrializzazione, perdita di competitività delle PMI e delocalizzazione delle attività ad alta intensità di carbonio.
Inoltre, il sistema CBAM introduce una complessità burocratica significativa, richiedendo alle imprese, specialmente alle piccole (fino a 50 dipendenti), di raccogliere dettagliate informazioni sul processo produttivo, aggravando così il divario competitivo.
CNA Veneto Ovest ha condotto un’indagine approfondita sulla filiera della trasformazione del ferro, coinvolgendo vari operatori, e ha prodotto un documento con osservazioni e proposte politiche, inviato agli europarlamentari italiani, tra cui la vicentina Elena Donazzan, vicepresidente della commissione ITRE.
Parallelamente, CNA Bruxelles ha coinvolto SME United, l’organizzazione europea che rappresenta l’artigianato e le PMI, per unire le forze con altri distretti europei nella stessa situazione.
Leone ha concluso: “È fondamentale avviare un dialogo con le istituzioni europee per mitigare gli effetti distorsivi del Regolamento CBAM, estendendone l’applicazione anche ai prodotti finiti importati. Chiediamo anche incentivi fiscali per le aziende italiane che trasformano materie prime, una semplificazione del processo di raccolta delle informazioni e un rafforzamento degli incentivi per investimenti in energie rinnovabili, per sostenere la decarbonizzazione e la reindustrializzazione del sistema industriale europeo.”




