di Arrigo Abalti · Gennaio 24, 2025
L’assoluzione con formula piena di Roberto Rigoli e Patrizia Simionato non rappresenta soltanto un punto fermo in una vicenda giudiziaria, ma assume un significato più ampio, politico e storico.
I due dirigenti, rispettivamente a capo del settore Microbiologia del Veneto e alla guida di Azienda Zero durante l’emergenza Covid, sono stati per anni al centro di un turbine mediatico e giudiziario, accusati ingiustamente di irregolarità nell’approvvigionamento di tamponi rapidi. Un’accusa che, l’altro giorno, è stata spazzata via dal tribunale con la motivazione “perché il fatto non sussiste”.
Il percorso verso questa assoluzione ha visto un importante contributo da parte dell’avvocato Alessandro Moscatelli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza, che ha saputo tutelare brillantemente la sua assistita, Patrizia Simionato.
È stato proprio Moscatelli a formalizzare l’istanza al giudice per un esame anticipato delle accuse, una strategia che si è rivelata decisiva per farne emergere l’infondatezza. Grazie alla sua azione, il giudice ha deciso di andare rapidamente a sentenza senza rinviare il caso al dibattimento, evitando così un lungo processo che avrebbe ulteriormente gravato sulla vita personale e professionale degli imputati.
Rigoli e Simionato hanno avuto il merito di assumersi la responsabilità di decisioni cruciali in uno dei momenti più critici della storia recente: la pandemia. In un periodo caratterizzato da incertezza, paura e pressioni senza precedenti, hanno lavorato con determinazione per garantire la salute pubblica e una risposta tempestiva alla crisi, facendo sempre le scelte giuste. Hanno dimostrato non solo competenza tecnica ma anche una rara capacità di agire rapidamente e con coraggio, mettendo al centro delle loro azioni la tutela della comunità.
Questa vicenda ci fa tornare ad Alessandro Piperno, che nel suo romanzo, Persecuzione, riflette sul senso di isolamento e smarrimento vissuto dai due dirigenti e fa dire al protagonista, Leo Pontecorvo – oncologo pediatrico di fama internazionale – : “Non c’è nulla di più spaventoso del silenzio che segue un’accusa infamante: il rumore del vuoto, la sospensione del giudizio, la vita che smette di appartenerti.” Un pensiero che evidenzia le devastanti conseguenze personali e sociali che possono derivare da una persecuzione ingiusta, sottolineando il peso di accuse che, anche se infondate, rischiano di travolgere la dignità e la carriera di chi si trova sotto esame.
A questo proposito, è significativo ricordare le parole di Tony Blair, che una volta osservò: “La politica, l’opinione pubblica e, forse soprattutto, la stampa, dovrebbero sempre ricordare chi è la vera figura debole in ogni vicenda giudiziaria: l’imputato.” Questa riflessione richiama la necessità di un approccio più responsabile e rispettoso da parte dei media e delle istituzioni nei confronti di chi viene accusato, soprattutto in un sistema in cui spesso si tende a condannare prima del giudizio, alimentando un clima di gogna mediatica.
Non si può poi ignorare il ruolo che Andrea Crisanti ha giocato in questa vicenda.
È stato infatti il suo intervento pubblico e il successivo ricorso alla magistratura a dare il via a un’indagine che, alla fine, si è rivelata infondata. Crisanti, al tempo consulente e figura di spicco nella gestione della pandemia, oggi è senatore del Partito Democratico, – a proposito, non si registrano commenti da parte del PD veneto, ma questa è sicuramente una coincidenza -. Ma stiamo parlando del principale avversario politico del centrodestra che governa – e governava ai tempi del Covid – la Regione Veneto, compresa la gestione della sanità.
Questa coincidenza temporale e politica solleva interrogativi non trascurabili. È legittimo chiedersi se le accuse e il clamore mediatico che hanno travolto Rigoli e Simionato fossero davvero esclusivamente legati a questioni tecniche e amministrative o se, invece, siano stati influenzati da dinamiche politiche più ampie.
Questa vicenda, con il suo intreccio tra responsabilità tecnica e scontro politico, dovrebbe servire da lezione e insegnare qualcosa che rischia di passare in sordina: il merito e la competenza devono essere sempre difesi, soprattutto in un sistema dove l’interesse pubblico deve prevalere su qualsiasi tentativo di strumentalizzazione.
Adesso la politica faccia la propria parte. La giustizia ha restituito dignità a due figure che hanno servito il Veneto nei momenti più drammatici della sua storia recente. Sarebbe un segnale forte, simbolicamente ed eticamente, che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, rimettesse Roberto Rigoli e Patrizia Simionato nei ruoli che ricoprivano durante l’emergenza Covid: alla guida, rispettivamente, di Microbiologia e di Azienda Zero. Questa decisione non solo rappresenterebbe un minimo risarcimento morale per gli anni di sofferenza personale, umana e professionale che i due dirigenti hanno dovuto subire, ma darebbe anche una dimostrazione concreta di come il sistema possa riconoscere il valore del loro operato, tutelando chi, con coraggio e determinazione, ha saputo servire la comunità nel momento più difficile per il Veneto, per l’Italia, per il mondo.



