Su Domenico Mantoan il conflitto di interessi delle Cronache di Narnia

di Arrigo Abalti · Gennaio 30, 2025

Dal caso Crisanti alla macchina del fango su Mantoan: sempre lo stesso schema

C’è un copione che la sinistra veneta ripete con ossessione: quando c’è un’eccellenza da valorizzare, invece di riconoscerla, la si attacca. É successo con la sanità  nella nostra regione durante la pandemia, quando l’attuale parlamentare del Pd Andrea Crisanti tentò di screditare la gestione dell’emergenza sanitaria sulla vicenda dei tamponi rapidi,  con un attacco giudiziario e mediatico, che è finito con un’assoluzione perché il fatto non sussiste una settimana fa e con la sentenza addirittura anticipata. Ma il PD che siede in Consiglio Regionale si è girato dall’altra parte piuttosto che ammettere l’imbarazzo generato dal loro esponente che un anno fa si proponeva come candidato governatore.

Tutti zitti e buoni a partire dalla Capogruppo che oggi fa la morale al governo e a Mantoan.

Quell’operazione ha costretto professionisti stimati come Roberto Rigoli e Patrizia Simionato a difendersi nelle aule di tribunale, invece di essere riconosciuti per il loro lavoro che ha generato un primato nazionale nella stagione della pandemia.

Attori diversi, stessa regia, stesso teorema da dimostrare: il modello veneto deve essere demolito, anche a costo di diffamare chi lo ha costruito. Chi lo ha reso un’eccellenza nazionale.

Ora la macchina del fango si ripete con Domenico Mantoan, ex direttore generale di Agenas, ma soprattutto ex Segretario Generale della Sanità del Veneto, il regista dell’escalation sul podio delle migliori prestazioni sanitarie in Italia a favore della nostra regione negli ultimi dieci anni, perchè ha la “colpa” di essere stato scelto dal ministro della Salute Orazio Schillaci come consulente per la gestione delle liste d’attesa. Incarico peraltro a titolo gratuito, che avrebbe l’unico scopo di analizzare i dati e proporre soluzioni concrete.

Ma per il Pd veneto, invece di preoccuparsi delle liste d’attesa infinite nelle regioni da loro amministrate, il problema è il surreale conflitto di interessi evocato da Vanessa Camani: Mantoan, infatti, ricopre anche l’incarico di amministratore delegato dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda e consigliere senza deleghe di Salus Spa.

Una polemica grottesca, costruita ad arte per screditare una figura di alto profilo, quando in realtà non c’è alcun conflitto di interessi, dal momento che il ruolo affidatogli dal Ministero della Salute è consultivo e privo di potere decisionale sulle strutture pubbliche.

Il Pd e la doppia morale sul conflitto di interessi

L’accusa del Pd è anche ipocrita. Quando a ricoprire incarichi pubblici sono persone vicine alla sinistra, magicamente il conflitto di interessi scompare. Durante la gestione della pandemia, nessuno tra i dem trovava problematico che le decisioni sulla salute pubblica venissero influenzate da esperti con legami diretti con case farmaceutiche o fondazioni sanitarie private.

Ma oggi, quando un professionista stimato e con un’esperienza riconosciuta da tutti viene incaricato di migliorare un sistema che soffre di inefficienza, ecco che si attiva il solito schema del sospetto. Perchè il Pd non tollera il merito, teme chi può dimostrare che la sanità possa funzionare anche senza la loro gestione.

L’eccellenza veneta che dà fastidio alla sinistra

Il vero problema è che la sanità veneta funziona, e questo per il Pd è insopportabile. E se il Ministro è tornato su Mantoan dopo che aveva lasciato la Direzione Generale di Agenas è perché il manager incarna la serietà e l’efficienza del Veneto.  Lui insieme a Luca Zaia,  ha costruito un modello sanitario efficiente, con tempi di attesa più bassi rispetto alla media nazionale, un’integrazione pubblico-privato che garantisce accessibilità e qualità delle cure, un modello che le altre regioni ci invidiano e che ha però un peccato originale, non è affine al sistema della sinistra.

Ecco allora che, invece di prendere esempio e valorizzare il lavoro fatto, il Pd veneto sceglie di delegittimare chi ha reso possibile questo sistema, con attacchi politici mascherati da battaglie etiche. Una narrazione che rovescia i fatti.

Lo spiegava bene Vasilij Grossman in Vita e destino:

“Se un uomo porta beneficio al popolo, lo si deve lodare e rispettare, qualunque sia la sua origine e la sua posizione”.

Ma nel Veneto della sinistra rappresentata in Consiglio Regionale, il ragionamento è esattamente l’opposto: se qualcuno ottiene risultati e non è allineato alla loro visione politica, va attaccato e screditato. Non certo riconosciuto.

Il vero conflitto di interessi non è quello di Mantoan. Il vero scandalo è che il Pd continui a trattare la sanità è come un terreno di battaglia politica, anteponendo le proprie lotte ideologiche agli interessi dei cittadini.

Se la sinistra veneta volesse davvero migliorare il sistema della salute, sosterrebbe chi porta soluzioni, invece di ostacolarlo con la versione sanitaria della doppia morale, così cara ad una buona parte della dirigenza dem.

Un’ultima considerazione va poi fatta sulla scarsa memoria di questo PD, quando Mantoan aveva come ministro di riferimento Roberto Speranza, ed era Direttore Generale di Agenas, ma, diversamente da adesso, era apprezzato e stimato anche dalla sinistra, oltre che dal Ministro. Ora che ha lasciato la dirigenza pubblica per un ruolo da manager nella sanità privata e presta gratuitamente parte della sua competenza al pericoloso fascistone del ministro Schillaci, è diventato un malefico incrocio di conflitti di interessi.

Non è solo narrazione, sono le Cronache di Narnia.

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