di Arrigo Abalti · Marzo 10, 2025
Mario (Conte) e Nicola (Finco) divisi sul tribunale
C’era una volta la politica delle alleanze ferree, dei blocchi compatti, delle fedeltà di partito che non si discutevano. Oggi, a quanto pare, quella consuetudine è un ricordo sbiadito, spazzato via dallo zeitgeist di un tempo che non fa prigionieri: né delle vecchie regole, né delle vecchie abitudini.
Lo dimostra l’inedita scena andata in onda in questi giorni: i sindaci di Padova, Vicenza e Treviso – Sergio Giordani, Giacomo Possamai e Mario Conte – uniti in un coro bipartisan per smentire il “sì” al tribunale di Bassano pronunciato da un altro sindaco leghista, Nicola Finco. Non si era mai visto: un sindaco della Lega, Conte, che insieme a due sindaci di Centrosinistra, Giordani e Possamai, contraddice un compagno di partito. È la morale di gomma del Conte, che si piega e si plasma a seconda della convenienza, lasciando spazio a un paradosso che sa di rivoluzione. Un cambio di paradigma in casa del Carroccio.
La vicenda del tribunale di Bassano è solo la punta dell’iceberg. I tre sindaci dei capoluoghi, con un’uscita congiunta, hanno ribadito che “l’esigenza non è avere processi sotto casa”, ma che serve “una giustizia efficiente”. Parole che suonano come una lezione impartita dall’alto, un monito a chi, come Finco, difende la necessità di un ritorno del tribunale locale per Bassano, abolito qualche anno fa. Eppure, dietro la facciata di un’unità bipartisan, c’è una contraddizione che stride. Mario Conte, leghista doc, si ritrova a braccetto con due sindaci del centrosinistra per smentire un altro leghista, Finco, che non fa altro che difendere gli interessi della sua città.
È un cortocircuito politico che sembra un rebus anche per i più smaliziati: la Lega, che ha fatto della territorialità e della difesa dei “piccoli” il suo cavallo di battaglia, si scopre improvvisamente centralista, almeno nella voce del sindaco di Treviso. E il Pd, spesso accusato di essere lontano dai territori, si ritrova a sostenere una visione che sembra ignorare le esigenze di una città come Bassano.
Questa “morale di gomma” di Mario Conte è il simbolo di un’epoca in cui le vecchie consuetudini politiche si sciolgono come neve al sole. Non esistono più i dogmi di partito, le alleanze intoccabili, le battaglie di bandiera. Tutto è fluido, tutto è negoziabile, tutto si piega alla logica del momento. Cambia tutto alla velocità di un tweet. Anzi un X.
E quando la politica si incrocia con gli ordini professionali il cortocircuito si appalesa alla grande. Come in questo caso, con gli avvocati che spingono per la conservazione dell’esistente, preoccupati che Bassano porti via risorse e personale a Padova, Vicenza e Treviso e con la politica che anziché indirizzarli ad una visione più ampia degli interessi di cui sono portatori, o fare sintesi e cercare soluzioni, fa confusione.
Il risultato è un gioco di potere che sembra privilegi i capoluoghi a scapito dei territori, ignorando le voci di chi, come Finco, chiede giustizia accessibile e vicina. Conte, con la sua politica di gomma, si adatta: oggi con il Pd, domani chissà. Ma in questo intreccio, il rischio è che gli interessi locali vengano sacrificati sull’altare del nulla politico.
Ed ecco che emerge l’eroe inatteso: Nicola Finco. Il sindaco di Bassano, con la sua difesa del tribunale, riceve, senza cercarla, la veste dell’eroe che difende la sua città, un Davide contro i Golia di Padova, Vicenza e Treviso. E la questione assume un’altra forma, non è più il tribunale la materia della disputa, ma il campanile. E qui la gomma non basta. Finco inchioda tutti sul Brenta, che non ci sta a vedere Bassano relegata a periferia di un sistema giudiziario centralizzato, e la sua resistenza diventa il simbolo di una battaglia più grande: quella dei territori che non vogliono essere schiacciati dai capoluoghi.
La sua voce, in questo scenario, è quella di chi non si piega alla morale di gomma, ma pianta i piedi per terra e difende un principio semplice: la giustizia deve essere accessibile, anche sotto casa. Quanto a Conte e compagni la risposta di Finco è “no pasaran”.
Lo zeitgeist di questo tempo ci racconta che le consuetudini sono destinate a sparire, che le alleanze si fanno e si disfano in nome di un principio di realtà che sa di opportunismo. Ma ci racconta anche che, in mezzo a questa gomma che si piega, c’è chi sceglie di restare rigido, di combattere per il proprio territorio. Finco, in questa storia, non è solo il sindaco di Bassano: è, suo malgrado, l’eroe di chi non vuole che i capoluoghi decidano per tutti. Un dogma a Bassano.
E mentre Conte si mette da solo in un angolo, Finco segna un punto anche a lui: perché la gomma, a forza di piegarsi, rischia di rompersi. E comunque, non porta nulla di buono



