di Arrigo Abalti · Marzo 11, 2025
Possamai lancia l’allarme sulla sicurezza stradale e chiede più controlli, ma il messaggio tra le righe è chiaro: il limite di 30 km/h potrebbe presto arrivare anche a Vicenza. Magari non dappertutto, magari a macchia di leopardo, ma la direzione sembra quella. Non sarebbe certo una novità: Bologna lo ha già fatto, Bruxelles, Bilbao e Zurigo pure.
I numeri dicono che la misura funziona. A Bilbao, da quando nel 2020 è stata introdotta la città 30, gli incidenti sono calati del 13% e i pedoni coinvolti sono diminuiti del 22%. A Bruxelles, dopo il primo anno di applicazione, le vittime della strada sono state ridotte della metà. Un risultato che nessuno può ignorare.
Il problema, però, è tutto nel rovescio della medaglia. Perché se abbassi la velocità e lasci tutto il resto com’è, il rischio concreto è di ritrovarsi con una città più sicura, ma completamente bloccata nel traffico. Se le auto devono viaggiare più piano, ma i vicentini non hanno alternative valide per spostarsi, la conseguenza sarà più ingorghi, più tempo perso in coda, più stress per tutti. Meno incidenti, certo. Ma anche meno scorrevolezza e più frustrazione.
A Norimberga, per esempio, quando hanno deciso di ridurre il traffico in centro storico, sono passati da 90.000 a 50.000 auto al giorno in dieci anni senza paralizzare la città. Non hanno semplicemente abbassato i limiti e aspettato che tutto funzionasse da solo: hanno investito su trasporti pubblici efficienti, hanno ridisegnato la viabilità, hanno creato alternative reali all’uso dell’auto privata. A Milano, con l’Area C, il traffico è stato ridotto senza creare il caos. A Parigi, sotto la guida di Anne Hidalgo, si sta trasformando la città sulla base della “Ville du quart d’heure”, il modello promosso da Carlos Moreno, urbanista franco-colombiano, secondo cui “la mobilità sostenibile non è solo una questione di trasporto, ma di accessibilità: meno tempo per spostarsi, più tempo per vivere”.
E Vicenza? Se la strada è quella dei 30 all’ora, serve una visione chiara su come evitare di trasformare la città in un unico ingorgo. Più autobus, più piste ciclabili, più connessioni rapide tra i quartieri, più fluidità nei nodi più critici. Altrimenti, tra qualche anno, non ci lamenteremo più degli incidenti, ma delle code infinite.
Ben venga la sicurezza stradale, ma governare la mobilità significa rendere gli spostamenti più semplici, non solo più lenti. Se Vicenza vuole davvero fare questa scelta, lo faccia bene, prendendo esempio da chi è riuscito a far muovere meglio le persone, non solo a rallentare le auto.
Perché andare più piano va bene, ma con uno sguardo alla possibilità di circolare meglio. La sfida, in fondo, è questa, circolare piano, circolare meglio.



