Processo Miteni e Pfas, Viacqua accusa: “Miteni criminale, 21 milioni di risarcimento per un disastro che pesa sul futuro”

di Redazione · Marzo 20, 2025

Un disastro ambientale di proporzioni storiche, un’eredità tossica che grava sulle spalle delle generazioni future, un danno che si estende per oltre 40 chilometri nelle falde acquifere del Veneto. È con queste parole che oggi, davanti alla Corte d’Assise di Vicenza, Viacqua – la società che gestisce il servizio idrico integrato in 67 comuni della provincia – ha puntato il dito contro Miteni, l’azienda chimica di Trissino al centro del processo per l’inquinamento da Pfas. In aula, l’avvocato Angelo Merlin, legale di Viacqua, non ha usato mezzi termini: «Miteni è un ente criminale. Le sue condotte omissive hanno causato un disastro ambientale enorme, compromettendo una risorsa insostituibile come l’acqua». La richiesta è chiara: 21 milioni di euro di risarcimento per i costi sostenuti e quelli ancora da affrontare.

Il processo Miteni, che vede imputati ex dirigenti dell’azienda e delle multinazionali Mitsubishi Corporation e ICIG, è entrato nelle sue fasi decisive. Viacqua ha portato in aula numeri e fatti: l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) ha contaminato un’area vastissima tra Vicenza, Padova e Verona, con un “pennacchio” di contaminazione che supera i 40 chilometri. Sotto lo stabilimento di Trissino, le concentrazioni di Pfas nelle falde sono state definite «incredibili», con livelli che superano ogni immaginazione e che continuano a persistere, senza segni di attenuazione. «Non è un incidente», ha sottolineato Merlin. «È stato un disastro previsto e voluto. Miteni ha scelto di ignorare i rischi, di non intervenire, di trattare le falde come una discarica senza fondo».

Le accuse non si fermano ai numeri. L’avvocato ha evidenziato la responsabilità storica dell’azienda e dei suoi vertici: «Mitsubishi sapeva. I suoi tecnici avevano stimato un costo di bonifica di almeno 18 milioni di euro e hanno deciso di liberarsi del problema cedendo Miteni a ICIG per un euro simbolico. È stato un calcolo cinico». Una scelta, secondo Viacqua, che ha scaricato sui cittadini e sull’ambiente un peso insostenibile. Federico Ginato, presidente di Viacqua, aveva già ricordato nei giorni scorsi che l’inquinamento da Pfas ha messo a rischio l’acqua di oltre 350.000 persone, un’emergenza che richiede interventi costosi e di lungo periodo: dai filtri a carboni attivi ai monitoraggi continui, fino alle opere per garantire acqua sicura.

Ma il cuore dell’intervento di Merlin è andato oltre il presente. «Hanno condannato i nostri figli e i nostri nipoti», ha dichiarato. «Il danno non è solo quello che vediamo oggi, ma quello che inciderà sul diritto delle future generazioni di avere acqua pulita». Una prospettiva che rende questa battaglia non solo una questione di giustizia per il passato, ma un impegno per il futuro. Per questo, Viacqua non si limita a chiedere un risarcimento – che copre i 20 milioni di euro già spesi e quelli previsti fino al 2026 – ma invoca una responsabilità più ampia. Merlin ha chiuso il suo intervento chiedendo alla Corte di trasmettere gli atti alla Procura: «Il processo si ferma al 2013, ma dopo quella data qualcuno doveva bonificare e non l’ha fatto. Serve un’indagine su chi ha continuato a lasciare che il danno si aggravasse».

La posta in gioco è alta. Il processo Miteni, primo in Europa per contaminazione da Pfas, potrebbe segnare un precedente storico. Con oltre 300 parti civili – tra cui Regione Veneto, Ministero dell’Ambiente (che chiede 56 milioni), Provincia di Vicenza (4 milioni) e numerosi cittadini – le richieste di risarcimento superano i 100 milioni di euro. Ma per Viacqua, come ha ribadito Merlin, non si tratta solo di soldi: «È una questione di sostenibilità e di tutela della salute pubblica. La battaglia per l’acqua e per l’ambiente non può fermarsi qui». In attesa della sentenza, prevista tra maggio e giugno, Vicenza guarda al futuro con una certezza: il peso di questo disastro non può essere dimenticato né eluso.

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