di Redazione · Luglio 4, 2025
Ieri in V Commissione l’assessore Lanzarin ha fatto il punto sulle liste d’attesa: i numeri mostrano una riduzione delle prestazioni scadute, ma mancano ancora confronti indipendenti e uniformi a livello nazionale
Le liste d’attesa nella sanità veneta si sono ridotte in modo significativo nell’ultimo anno, almeno secondo i dati illustrati dall’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin nel corso di un’audizione alla V Commissione consiliare. Il focus dell’intervento ha riguardato in particolare le prestazioni sanitarie scadute da recuperare, con riferimento alle priorità previste dal sistema nazionale: urgenti (U), brevi (B), differibili (D) e programmate (P).
Tra dicembre 2024 e maggio 2025, secondo quanto riportato dalla Regione, le prestazioni da erogare entro dieci giorni risultano azzerate, mentre quelle con scadenza entro 30 giorni sono diminuite dell’80% (da 10.814 a 2.202). Per quelle entro 60 giorni si parla di un calo del 69% (da 17.381 a 5.304). Guardando a un arco temporale più ampio, da maggio 2023 a oggi, le prestazioni arretrate in classe D sarebbero passate da oltre 82.000 a poco più di 2.200, con un calo del 94%, mentre quelle in classe P da 74.169 a 5.304, registrando un calo del 97%.
I dati, se confermati, segnerebbero una netta inversione di tendenza rispetto alle difficoltà segnalate negli anni precedenti. Tuttavia, al momento non sono disponibili confronti diretti con i dati ufficiali dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS): la Piattaforma Nazionale per le Liste d’Attesa (PNLA), avviata lo scorso 25 giugno, consente infatti un monitoraggio aggregato a livello nazionale, ma non ancora disaggregato per singola regione. Di conseguenza, le cifre rese pubbliche dalla Regione Veneto non possono essere verificate in modo autonomo rispetto al contesto nazionale.
Risorse investite e leva organizzativa
Dal punto di vista finanziario, la Regione segnala di aver impiegato complessivamente 113 milioni di euro tra il 2023 e il 2025 per il contrasto alle liste d’attesa. In particolare, per l’anno in corso, 42,3 milioni sono stati stanziati tramite la DGR 333 del 1° aprile, di cui 22,3 destinati a prestazioni aggiuntive del personale sanitario e 20 milioni all’acquisto di prestazioni da privati accreditati.
La strategia regionale si basa anche su interventi organizzativi: è stata istituita un’Unità centrale per la gestione dell’assistenza e dei tempi di attesa (con la DDR 133/2024), e sono stati attivati percorsi di formazione per gli operatori dei CUP e URP. Particolare attenzione è stata posta sul miglioramento della presa in carico dei pazienti cronici, con l’obiettivo di ridurre i passaggi burocratici tra medici di base, specialisti e sportelli di prenotazione.
Una parte rilevante del piano riguarda il controllo dell’appropriatezza prescrittiva. La Regione riferisce di aver introdotto software che, anche grazie all’utilizzo di intelligenza artificiale, analizzano le prescrizioni mediche per ridurre le prestazioni non necessarie. Il risultato, secondo l’assessorato, è stato un calo del 2,45% della domanda rispetto all’anno precedente.
Le criticità ancora aperte
Nonostante il quadro positivo che emerge dai numeri, alcune criticità restano sul tavolo. La mancanza di un confronto trasparente e standardizzato con le altre regioni, per ora non consentito dalla piattaforma AGENAS, impedisce di valutare in modo oggettivo se il Veneto sia effettivamente tra le aree più virtuose. Inoltre, i miglioramenti evidenziati si riferiscono principalmente alla quantità di prestazioni evase, ma non offrono indicazioni dettagliate sulla distribuzione territoriale delle attese, né sulle aree specialistiche ancora in sofferenza.
In parallelo, continuano ad arrivare segnalazioni da parte di cittadini e associazioni, come quelle raccolte nei mesi scorsi dal Coordinamento Veneto Sanità Pubblica (CoVeSaP), che parlano di tempi ancora molto lunghi per alcune prestazioni diagnostiche, in particolare nelle aree più periferiche del territorio regionale.
Infine, la strategia regionale fa ampio affidamento sul ricorso al privato accreditato e alle prestazioni aggiuntive dei dipendenti pubblici, soluzioni che, seppure legittime e funzionali in fase emergenziale, sollevano interrogativi sulla tenuta strutturale del sistema nel medio-lungo periodo.
Verso un giudizio più completo
Il bilancio tracciato dalla Regione presenta luci e ombre. Da un lato si rileva una concreta accelerazione sul fronte del recupero delle prestazioni arretrate, con l’impiego di risorse importanti e una governance che appare più strutturata rispetto al passato. Dall’altro, restano aperti alcuni interrogativi su equità, trasparenza dei dati e appropriatezza delle cure.
Sarà solo con il pieno funzionamento del sistema di monitoraggio nazionale e la pubblicazione dei dati regionali disaggregati che sarà possibile valutare con maggiore oggettività i risultati ottenuti e confrontarli con il resto del Paese.




