Il canone Ikea

di Redazione · Settembre 6, 2025

Gli svedesi hanno deciso di fare ordine nella cultura come fanno con i mobili: con un canone. Una lista ufficiale delle opere che ogni cittadino dovrebbe conoscere per sentirsi davvero svedese. Strindberg accanto a una Billy, Bergman tra una poltrona Poäng e una polpetta all’Ikea.

Sulla carta, è un’idea rassicurante: finalmente sapremo chi siamo. Basta scorrere la lista e ritrovarsi. Peccato che, alla prima bozza, sia esplosa la polemica: gli ABBA fuori dal canone. Gli autori di Dancing Queen, quelli che hanno fatto ballare il mondo intero, esclusi dalla foto di famiglia della cultura nazionale. Una decisione che, più che un canone, sembra una stonatura.

C’è un piccolo problema: la cultura non è un cassetto che si chiude, è una finestra che si apre. Non si lascia montare con la brugola, non segue le istruzioni numerate. Vive di contaminazioni, di imprevisti, di incontri. E se la metti in una cornice, rischi che smetta di respirare.

E in Italia? Da noi un “canone culturale” lo abbiamo già, ma lo chiamiamo canone Rai e serve a pagare la bolletta della tv di Stato. Quanto a Vicenza, se mai qualcuno provasse a scriverne uno, nascerebbe subito la disputa: meglio Palladio o Rigoni di Asiago? Il Teatro Olimpico o la Basilica? La concia di Arzignano o la Grappa di Bassano? Finirebbe come sempre: in rissa da campanile, con una commissione che non decide nulla e un popolo che, per fortuna, continua a leggere, cantare e inventare senza aspettare il timbro ministeriale.

Alla fine, il vero canone – che sia svedese, italiano o vicentino – è quello che ci portiamo dietro senza accorgercene. E che nessuna lista, per quanto accurata, potrà mai imprigionare.

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