di Redazione · Febbraio 20, 2026
Non è una caduta, non ancora. È una crepa. E nelle amministrazioni locali le crepe fanno più rumore dei crolli
A Costabissara il vicesindaco Fabio Bonato ha rimesso le deleghe. Dimissioni. Passaggio al gruppo misto. E una frase che pesa più dell’atto amministrativo: “Pausa di riflessione”.
Il sindaco Giovanni Maria Forte ora si ritrova con una maggioranza che non è più una maggioranza. Dodici consiglieri più il sindaco. I conti si fanno in fretta e si disfano ancora più in fretta. Tre Pd, uno della Lega in minoranza. Due che dalla maggioranza vanno nel misto e che – sembra – siano in posizione ostile al sindaco. Il numero legale che diventa un’ipotesi, non una certezza. Certo nulla di ufficiale, ma i rumors sono confermati dalle dimissioni di Bonato, che esce dalla maggioranza ma resta in consiglio sganciandosi dal progetto di Forte.
Non è la politica delle grandi visioni. È la politica delle presenze. Chi c’è? Chi manca? Chi esce un minuto prima del voto? Nei piccoli comuni la stabilità non è una categoria filosofica: è una questione di sedie occupate.
La scena, più che da consiglio comunale, sembra presa da una serie. «Chaos isn’t a pit. Chaos is a ladder», dicevano in Game of Thrones. Il caos non è un baratro, è una scala. E in ogni crisi locale c’è sempre qualcuno che vede nella confusione un’opportunità.
Bonato lascia e insieme a lui si sfilaccia altro. Ora la partita si sposta altrove, nel gruppo misto, che nei comuni è il luogo più politico di tutti: non ha simboli, ma ha voti.
La domanda che circola non è ideologica. È aritmetica. 12 consiglieri più il sindaco. Sono sei a sei? Sette contro? Basta un’assenza, un mal di pancia, una delega riassegnata per cambiare il destino di un’amministrazione.
Costabissara non è teatro nazionale, ma le dinamiche sono identiche. La differenza è che qui ci si conosce per nome, si condividono le stesse strade, gli stessi bar. Le dimissioni non restano dentro Palazzo. Escono, si commentano, si pesano.
Il sindaco può resistere. Può tentare la navigazione a vista. Può ricomporre. Oppure può scoprire che governare con il fiato sul collo non è governare ma sopravvivere.
In attesa di un consiglio comunale che dirà se la crepa diventerà frattura, a Costabissara si governa così: contando. Non i progetti, ma i presenti. E quando la politica si riduce a questo, non è ancora la fine. È l’inizio della suspense.




