La signora non viene più

di Arrigo Abalti · Luglio 27, 2026

Tremila badanti in meno, novemila in lista d’attesa. Ma nessuno può dire che non se lo aspettava. Specialmente chi ha governato il Veneto negli ultimi dieci anni

 

Tremila. Tante sono le badanti sparite dal Veneto in tre anni. Non licenziati: andati. Hanno trovato lavori più leggeri, dice il vicepresidente dell’Inps, e “più leggero” qui meriterebbe una lapide. Perché significa che sollevare dal letto un uomo di ottant’anni, quattro volte al giorno, per novecento euro al mese, era il lavoro pesante. Il più pesante che avessimo da offrire. E lo davamo a chi non poteva dire di no.

Ora che possono, dicono di no.

Novemila famiglie venete aspettano un posto in Rsa. Aspettare un posto letto è la forma più educata di una frase che nessuno pronuncia ad alta voce: aspettiamo che si liberi. Che qualcuno muoia, perché nostro padre possa entrare. È una fila in cui si avanza solo grazie a un lutto altrui, e tutti fingiamo che sia una lista, come quella del catasto o dell’asilo nido.

E qui arriva la parte che nessuno vuole scrivere. Perché tutto questo non è una sorpresa. Non è arrivato di notte, non l’ha portato una crisi improvvisa. Sono almeno dieci anni che qualcuno, un paio di volte all’anno, alza la mano e lo ricorda: i badanti caleranno, le liste si allungheranno, le famiglie resteranno sole. Dieci anni di allarmi puntuali come le stagioni. Manuela Lanzarin, assessore di allora, rispose con dichiarazioni e impegni. Paola Roma, assessore di oggi, risponde con dichiarazioni e impegni. Cambia il nome sulla targa, non cambia una riga del copione.

C’è una parola per un sistema che conosce il proprio collasso con dieci anni di anticipo e sceglie di commentarlo invece di prevenirlo. La parola non è emergenza. È abitudine.

Così, in Veneto, lo stato sociale è diventato un caso sociale. A partire da chi dovrebbe occuparsene.

Buongiorno.

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